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	<title>Commenti a: Piccoli pensieri di settembre e intolleranze alimentari (cose che proprio non riesco a digerire)</title>
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	<description>Tra l&#039;essere e il fare, c&#039;è di mezzo il pensare</description>
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		<title>Di: Silvia Castellani</title>
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		<dc:creator>Silvia Castellani</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 17:23:34 +0000</pubDate>
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		<description>Hai fatto bene a raccontarmela.</description>
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		<title>Di: Enrico</title>
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		<dc:creator>Enrico</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 13:16:42 +0000</pubDate>
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		<description>Ti ho mai raccontato della mia teoria su &quot;Hello Kitty&quot;? No? Adesso lo faccio.
Qualche anno fa mi capita di andare ad Amsterdam. E non so chi mi dice che la casa di Anna Frank ha casa proprio in quella città. E allora decido di andarci. Ho pochi ricordi, la sensazione di claustrofobia è quello che ancora sento. Fatto sta che alla fine della visita c&#039;è il negozio, come in ogni museo che si rispetti, con tutti i gadgets e le cartoline e tutto quanto, come in ogni negozio di ogni museo che si rispetti. Al centro di questo negozio c&#039;è una grandissima teca in vetro che contiene il famoso diario della defunta adolescente. E non uno solo, ma tanti in tante lingue diverse. Non mancano italiano e inglese. Bene, io fino a quel momento non avevo mai letto le pagine di quel diario. Nella traduzione italiana ogni pagina inizia così: &quot;Cara Kitty, &quot;. E prova a immaginare come si traduce il &quot;Cara Kitty&quot; in inglese? Sì, cazzo, proprio così. Hello Kitty. Ciao Kitty, ti saluta Anna dall&#039;inferno dei nazisti!
Ora, non escludo che la mia mente non abbia tutto a posto, ma concedimi che il collegamento sia più che immediato.
Scusami, ma dovevo liberarmi di questa teoria.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ti ho mai raccontato della mia teoria su &#8220;Hello Kitty&#8221;? No? Adesso lo faccio.<br />
Qualche anno fa mi capita di andare ad Amsterdam. E non so chi mi dice che la casa di Anna Frank ha casa proprio in quella città. E allora decido di andarci. Ho pochi ricordi, la sensazione di claustrofobia è quello che ancora sento. Fatto sta che alla fine della visita c&#8217;è il negozio, come in ogni museo che si rispetti, con tutti i gadgets e le cartoline e tutto quanto, come in ogni negozio di ogni museo che si rispetti. Al centro di questo negozio c&#8217;è una grandissima teca in vetro che contiene il famoso diario della defunta adolescente. E non uno solo, ma tanti in tante lingue diverse. Non mancano italiano e inglese. Bene, io fino a quel momento non avevo mai letto le pagine di quel diario. Nella traduzione italiana ogni pagina inizia così: &#8220;Cara Kitty, &#8220;. E prova a immaginare come si traduce il &#8220;Cara Kitty&#8221; in inglese? Sì, cazzo, proprio così. Hello Kitty. Ciao Kitty, ti saluta Anna dall&#8217;inferno dei nazisti!<br />
Ora, non escludo che la mia mente non abbia tutto a posto, ma concedimi che il collegamento sia più che immediato.<br />
Scusami, ma dovevo liberarmi di questa teoria.</p>
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