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Silvia Castellani

Tra l'essere e il fare, c'è di mezzo il pensare

Curriculum vitae romanzato

Mike Kestrel, falco greppio

Nata a Rimini, vissuta a Riccione per i primi 31 anni, trasferitasi a Bologna da circa tre anni. Come mi sento: italiana. Un po’ anche francese, senza sapere esattamente perché, ma è una storia che di certo ha a che fare con  quella valigia di cartone che mi hanno lasciato in eredità. Anni totali: 34. Segno zodiacale: Acquario ascendente Bilancia. Titoli di studio non fondamentali, fondamentale è l’esperienza nel mondo. Comunque: liceo classico (che fa sempre figo scriverlo e, in caso interessi, ti dà la garanzia che non sbaglio il congiuntivo), laurea in giurisprudenza, qualche corso e diplomino para-tale.  Sono anche Tecnico addetto alla gestione e al marketing delle infrastrutture del loisir (parchi tematici, teatri, cinema, etc), avendo frequentato il corso pilota di quella che ora è la Scuola del Loisir. Sono giornalista pubblicista, regolarmente iscritta all’Ordine dal 2008. Esperienze lavorative: tante, più o meno significative, iniziate all’età di 16 anni, perché in Riviera si fa “la stagione” che, se fosse rimasto qualcuno al mondo che ancora non lo sa, vuole dire che durante i mesi estivi, quando non studi, vai a fare : la commessa, la cameriera, la barista o barrista, la cubista e/o ragazza immagine (ma solo se sei figa. Io, chiaramente, non l’ho mai fatta). Poi dopo, all’Università, le combinazioni sono molteplici tuttavia, non di rado, rimangono pressoché le stesse delle scuole superiori. A me è andata bene  perché , oltre a un paio di  ulteriori stagioni, ho collaborato con un quotidiano locale della provincia di Rimini. Poi, in dirittura di laurea, sono andata in crisi mistica e ho smesso, perché ho pensato che avrei  dovuto fare l’avvocato, visto che mi ero fatta un gran mazzo giuridico. Mi sono laureata, e tempo due mesi, sono tornata sul  luogo del delitto: il giornalismo e ho ricominciato a collaborare con il quotidiano locale. Per non farmi mancare niente, posto che l’avevo scritto con grande sentimento, nel 2007 ho pubblicato un  libro con Prospettivaeditrice, poi ho collaborato con alcuni uffici stampa e, articolo dopo articolo, sono diventata giornalista pubblicista. Nel frattempo avevo anche aperto questo blog su cui, ad inizio 2010, ho pubblicato un altro libro  dal titolo “Sbatti Generation”, nato per essere ’scaricato’. Nella primavera del 2009 ho deciso di trasferirmi in città. Dopo avere trovato casa a Bologna, ho mandato in giro un po’ di curricula, ma in ambito editoriale e della comunicazione in senso lato non ho trovato nessuna soluzione utile al pagamento dell’affitto. Così ho accettato quel che mi permetteva di  non chiedere i soldi ai genitori. A trent’anni me lo dovevo. Ho  lavorato per qualche mese in un’agenzia matrimoniale, poi è arrivato il “momento disoccupazione” e mi pare, di questi tempi, che se non fai l’esperienza della disoccupazione sei out. Forse l’ho voluta pure fare perché, ad onor del vero, ho rifiutato un lavoro da pacchettista e un altro da sciampista. Ma sarebbe stato troppo. In qualche modo il proprio io va preservato.  E io lì avevo deciso  di non poter affrontare  tutti gli ista, eccetto la giornalista e l’alchimista. Di cui nessuno, però, aveva bisogno. A Bologna è sbocciato anche l’amore per la fotografia. E’ qui che ho iniziato a scattare compulsivamente e all’improvviso. Poi mi sono ricordata di quanto mi aveva detto un vecchio  indovino alcuni anni fa: “tu non devi solo scrivere, devi anche fotografare”. Ecco, profezia avveratasi. Adesso scrivo e scatto fotografie, scatto fotografie e intanto ci scrivo sopra con la mente. Questo connubio scrittura-fotografia raggiunge la perfezione quando fotografo e guardo il cielo, le sue nuvole, i suoi colori. Il cielo per me è la cosa più difficile da fotografare e da descrivere. E’ la mia più bella e perfetta ossessione. Passerò la vita, credo, a fotografare il cielo per provare a scriverlo. Un bel giorno, mentre stavo guardando il cielo, è arrivata una telefonata . Volevano assumermi come impiegata (precaria). Ho accettato e ho “resistito” quasi due anni. Ora, a inizio 2012, torno di nuovo a piede libero per occuparmi di idee.  Così se si avvera la profezia Maya e il mondo finisce, me ne vado felice, avendo passato un anno di completa dedizione alla realizzazione di idee geniali e condivise. Concludiamo con l’unica sicurezza della mia vita: la passione per la comunicazione. Qualunque cosa significhi. Ah, sono molto emotiva. Capita che mi diano della stronza, di quella che se la tira. Non è così. La verità è che tendo, per questioni emotive appunto, ad irrigidirmi. Più che lavorarci su ogni giorno, non posso fare. Fallisco di continuo ma, come dire, non mi arrendo. E credo che, magari un giorno qualunque, mi sveglierò che sarò davvero una con le palle. Oppure scoprirò che il mio avatar è trans. Tutto il resto (e un resto c’è sempre), come dice il Califfo, è noia.

Se chi è capitato qui è un lettore “civile”, sappia che: grazie, ti voglio bene a prescindere.

Se chi è capitato qui è un lettore pazzo, sappia che: anche io.

Se chi è capitato qui è un lettore che in questo momento non se la passa bene sappia che: c’è rimedio a tutto fuorché alla morte. Sono disposta a giurarlo sulla mia vita.

Se chi è capitato qui è un lettore che vuole reclutarmi per una proposta lavorativa sappia che: esiste un curriculum serio, con date, nomi e cognomi della gente seria per cui ho lavorato e lo inoltro solo su richiesta.

Se chi è capitato qui è un editor sappia che: ho finito di scrivere un libro a giugno 2011 che vale la pena di leggere e di pubblicare. Lui chiede, io inoltro.

Nella foto: Mike Castrel, il falco greppio per le scale.