Questa (è) storia
Un giorno di tanti anni fa, ho scoperto che in questo mondo c’è più di una Silvia Castellani. Poi, un altro giorno, non troppo tempo fa, ho scoperto che c’è anche più di una Vera Mente. Avevo immaginato entrambe le cose. Ma immaginare è un conto. Scoprire è un altro conto. L’importante è capire che ognuno di noi ha un proprio spazio e, soprattutto, un proprio tempo. L’avevo detto che sarei tornata sull’argomento. Per quanto riguarda il tempo di Silvia Castellani, finalmente è iniziato. Il tempo di Vera Mente non è soggetto a definizioni. E’ ovvio che io stia parlando di quelle Silvia Castellani e Vera Mente di Riccione, che mi coinvolgono in prima persona. Le altre, tutte le altre, non mi riguardano.
Ora andrò sul personale, perciò i deboli di intelletto nonchè di cuore, si allontanino da qui.
Ho rimandato il racconto di questi fatti per un po’ di tempo, ma adesso sento che è arrivato il momento. Sono pronta.
Non riuscirò a raccontarli come dovrei, già lo so. Ma voglio provarci.
Dobbiamo ricorrere alla storia. Alla mia storia che inizia con un nome impegnativo, uno di quei nomi che non capisci se riuscirai a sostenere perché dietro a quel nome si nasconde una vita troppo bella perché tu possa accettare di viverla. Perché le cose belissime fanno paura.
Così ricorro ad un alter ego, che decido di chiamare Vera Mente e grazie a lei trovo il modo per iniziare a viverla, quella mia vita. Il modo che trovo si chiama scrivere.
Passa un po’ di tempo. Il mio primo libro, quello che ho firmato come Vera Mente, è appena uscito nelle librerie, ma io non sono ancora io. Così parto. Vado in Africa. In un villaggio in mezzo alla giungla che ho citato nel mio libro. Lascio scritto di questo viaggio nel mio sito vetrina (www.vera-mente.it) . Lo lascio scritto. Lascio scritto che parto. Prima di prendere in mano la valigia, quella mattina di maggio del 2007, riguardo il sito di Vera Mente. Sento che durante quel viaggio in Africa, succederà qualcosa di « definitivo ».
Ma cosa è accaduto in quel mondo lontano e in quel tempo che avverto come appartenente ad un’altra vita ?
Racconterò per immagini, come fosse un film…
Una donna bianca sta scappando perché la sua mente ha visto qualcosa che non è in grado di comprendere. Qualcosa che sfugge alle normali logiche, qualcosa di mostruoso e insieme grandioso.
Un uomo nero la insegue, le urla di fermarsi, di spiegarsi, di calmarsi fino a quando la afferra e la immobilizza perché da sola, in qualche modo oscuro, si ammazzerebbe. La donna bianca, sprigionate tutte le energie di cui è dotato il proprio corpo, perde i sensi e cade in un sonno che sa di sogno misto ad incubo.
L’uomo nero è sempre lì, non la abbandona mai. Non la abbandona neanche quando lei sembra morta.
Intanto dall’altra parte del mondo, in Italia, un padre sta partendo per l’Africa. E’ stato chiamato d’urgenza. Non sa se rivedrà sua figlia viva.
Non so più nulla. Ora è tutto un susseguirsi di immagini bianche, vuote. Non ci sono colori, né forme, né suoni.
Poi il film ricomincia. Ricomincia mentre qualcuno carica la donna bianca sull’ambulanza. L’ambulanza si trova miracolosamente nella giungla, perché poche ore prima, in un villaggio vicino a quello dove ora la donna bianca sta lottando fra la vita e la morte, un bambino di sei anni è deceduto. Accanto a lei, c’è sempre l’uomo nero di prima.
Adesso c’è un’ambulanza che viaggia veloce verso la città. Fino a quando si ferma di fronte a una casa. E’ un ospedale.
L’uomo nero spende tutti i soldi che ha in tasca. Dopo le cure d’urgenza, porta la donna in un albergo, in un letto pulito e inizia a vegliarla.
La lava, la nutre, le dà le medicine che le hanno prescritto. La mantiene viva.
Dopo un tempo non quantificabile, lei si sveglia e interroga l’uomo nero su quanto è successo. L’uomo nero le risponde soltanto : « Silvia, sei stata molto male. Una grave reazione allergica, forse. Sei viva per miracolo ».
Quando arrivò, un paio di giorni dopo, mio padre, la cui espressione non riesco a ricordare, disse solo : « vieni, ti riporto a casa ». Ricordo la sua voce. Una voce che non sapevo mio padre possedesse.
Ho pensato molte volte e molto a lungo a quei giorni. Ho pensato a quell’uomo nero che mi ha salvato la vita. Ho pensato a mio padre che è partito su due piedi, pronto per attraversare il mondo in nome dell’amore per me. Ho pensato che se mi ero salvata, un motivo doveva esserci. E il motivo doveva essere importante.
Ora sono tornata alla mia vita. Non ho più molte pretese. Non come un tempo.
Ora mi basta vivere con la consapevolezza di chi sono veramente: Silvia Castellani.
Il sito www.vera-mente.it non è stato più aggiornato. Rimarrà così, una tappa fondamentale della mia Leggenda Personale.

