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	<title>Silvia Castellani &#187; africano</title>
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		<title>Scusi, africano!</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 15:17:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Castellani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; successo ieri, alla stazione. Stavo facendo il biglietto, quello di un treno che poi ho preso e mi sa che, una volta tanto, son salita su quello giusto. Insomma stavo in fila e aspettavo il mio turno. Davanti a me, un ragazzo di colore e dietro, due orientali. Attenzione, perchè se specifico la nazionalità è importante. A un certo punto arriva uno non autorizzato. Si piazza vicino al ragazzo di colore e gli dice: &#8220;scusi, africano!&#8221; e dopo averlo scostato con la mano, inizia lui a parlare col bigliettaio.</p>
<p>1) il ragazzo di colore avrebbe potuto benissimo essere americano per quanto mi riguardava.</p>
<p>2) se il non autorizzato (a stare al mondo) si fosse rivolto al ragazzo di colore nel seguente modo &#8220;scusi, sporco negro!&#8221; sarebbe stata praticamente la stessa cosa.</p>
<p>3) se fossi stata io il ragazzo di colore, avrei colpito il non autorizzato (a stare al mondo, sempre) dritto in faccia senza proferire parola. Perchè hai voglia a dire di non rispondere alle provocazioni ma, come direbbe Marco Masini, è un Paese l&#8217;Italia che ci ha rotto i coglioni specie su certi temi come il razzismo e la violenza.</p>
<p>4) se fossi stata il bigliettaio, avrei liquidato il non autorizzato (a stare al mondo, da qui non si scappa) dicendogli con scarsa considerazione, di mettersi in fila.</p>
<p>5) se fossi stata io, o meglio, in me, sarei intervenuta, pur non richiesta, a fare l&#8217;avvocato difensore. Ma ieri non ero io, porca miseria, non ero in me, perchè dovevo prendere questo treno giusto nei successivi cinque minuti che sarebbero intercorsi dopo l&#8217;episodio di razzismo e io quel treno sentivo che non potevo perderlo. Della serie: ieri dovevo proprio optare per un sano egoismo.</p>
<p>Così, insomma, nessuno ha fatto un cavolo, e il razzismo ha segnato indisturbato un altro punto. Che poi, non è finita lì: sono corsa sul binario del treno giusto e mentre salivo, la porta scorrevole che pesava non so quanti chili, si è sbloccata e mi stava schiacciando e indovinate un po&#8217;? Nessuno faceva un cazzo. Poi però, quando qualcuno si fa male, allora sono in mille ad accorrere. E comunque, mentre la porta del treno mi stava travolgendo, ho urlato cattivissima al cretino alle mie spalle: &#8220;te non fare niente, eh, mi raccomando!&#8221; Volevo anche rifarmi per il senso di colpa causatomi dal non essere intervenuta contro il non autorizzato (a stare al mondo e ormai l&#8217;abbiamo capito). Così, in chiusura del tutto, ho borbottato, rivolgendomi sempre al cretino: &#8220;africano che non sei altro!&#8221; Speravo che mi rispondesse, davvero, perchè sarebbe stata una soddisfazione mettere su una di quelle difese ridicole del tipo: &#8220;Suvvia, non pensi che il mio volesse essere un insulto. No, è un modo per riprendere una peculiarità di quel bellissimo popolo che nel mondo è tanto amato ovvero la lentezza d&#8217;azione che è risaputa, no?&#8221;</p>
<p>Ma qui il problema vero è che manca la voglia di discutere per cercare di difendere i propri diritti e quelli degli altri. Il problema è l&#8217;atteggiamento di rassegnazione diffusa rispetto alle cose che non vanno. Il problema è starsene a guardare, o a sopportare, che tanto prima o poi ci penserà qualcun altro a fare qualcosa o che tanto è inutile fare qualcosa che sarà sempre così. E invece basta. E&#8217; ora di autoresponsabilizzarsi socialmente e di passare alla condivisione dei problemi, praticamente è ora di pensare che io sono te e tu sei me. Farci i cazzi nostri di fronte alle ingiustizie, per essere chiari, ci porterà ad una involuzione.</p>
<p>Morale ironica (giusto per sdrammatizzare il proclama sopra per la solidarietà sociale): le ferrovie dello stato sono puntuali nel mantenere le promesse e ieri hanno lavorato per me!</p>
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