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	<title>Silvia Castellani &#187; buco</title>
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	<description>Tra l&#039;essere e il fare, c&#039;è di mezzo il pensare</description>
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		<title>Divorare evanescente di Andrea Urbani</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Nov 2010 10:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Castellani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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In un giorno di pioggia di fine agosto parte un andare in presa diretta, una specie di &#8220;stream of consciousness&#8221; per dirla con Joyce, ma con più punteggiatura&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.
Intravedo davanti a me la sagoma sfuggevole, evanescente, quasi eterea del bianconiglio&#8230;ha appena riposto nella tasca l&#8217;orologio e saltella veloce su di un tappeto di fiori ed erba, diretto verso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1355" title="Bianconiglio" src="http://www.silviacastellani.it/wp-content/uploads/2010/11/Bianconiglio.jpeg" alt="Bianconiglio" width="500" height="313" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In un giorno di pioggia di fine agosto parte un andare in presa diretta, una specie di &#8220;stream of consciousness&#8221; per dirla con Joyce, ma con più punteggiatura&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Intravedo davanti a me la sagoma sfuggevole, evanescente, quasi eterea del bianconiglio&#8230;ha appena riposto nella tasca l&#8217;orologio e saltella veloce su di un tappeto di fiori ed erba, diretto verso una siepe lontana&#8230;di colpo scompare inghiottito dalla bocca spalancata della sua tana&#8230;lo inseguo rapito senza domandarmi se è realtà o fantasia&#8230;ma i profumi dei fiori sono veri nella mia mente, ed anche la siepe di rovi e more mature che avvicino a grandi balzi lo è…e pure la giacca di tweed che indossava il coniglio bianco con gli occhi rosa era di taglio raffinato e di classe&#8230;perché dubitare dei miei occhi e della mia mente? Giunto vicino alla tana, intravedo una porta blu nella siepe, invitante, suadente, tranquillizzante&#8230;ma gli occhi mi corrono al buco oscuro che diffonde un bagliore rosso sangue&#8230;la terra smossa attorno pare un soffice guano (&#8221;dal letame nascono i fior&#8221; scrisse un poeta che non c&#8217;è più, ma che resterà per sempre immortale) e lo sfintere da cui è stata generata, invece di rappresentare una nera cloaca, spande odori/imuforp invitanti&#8230;le stesse orme di piedi (zampe?) dell&#8217;animale (animale?) emanano un afrore che dovrebbe deflettere ed invece invita sottile ad essere adorato&#8230;un ultimo sguardo al blu della porta e poi giù&#8230;giù nell&#8217;intestino del pianeta (o è la bocca??? oppure un altro orifizio???) Mentre l&#8217;udito percepisce una voce mielosa ma ferma, giocosa ma decisa, adolescenziale ma imperativa&#8230;un salto e le pareti viscide del tunnel mi accolgono, le mani che scivolano e sfiorano il ventre umido, gocce mi bagnano ovunque&#8230;acqua che rifluisce o sgorga, lacrime salate, viscosa saliva o acre urina&#8230;e libri e mappe e cibi e bevande tutto intorno e una musica negli orecchi (pulsante e ipnotica..&#8221;First Snow&#8221;&#8230;prima neve&#8230;in una tana???) Un’ immagine in divisa, una fascia rossa e una Stella di Davide (perchè chi sta ghettizzando i palestinesi a Gaza sono proprio gli stessi che di ghetti furono vittime), una nera maschera lucida, cosce intraviste a breve&#8230;morbide e turgide&#8230;pensieri e immagini sempre più voraci&#8230;fino a una soffice caduta su un mucchio di&#8230;foglie? merda? indumenti intimi guarniti di pizzi e ricami di fiori? Non lo so ancora questo&#8230;non lo so&#8230;ancora&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1364" title="Alice di carta" src="http://www.silviacastellani.it/wp-content/uploads/2010/11/Alice-di-carta.jpg" alt="Alice di carta" width="469" height="348" /></p>
<p style="text-align: justify;">Non intendo perdere il bianconiglio&#8230;perciò proseguo al suo inseguimento&#8230;per vedere quanto è profonda la sua tana&#8230;fino a una soffice caduta su un mucchio di&#8230;sangue&#8230;sono atterrato nel sangue&#8230;sangue di chi in questa caduta a capofitto in un mondo dove nulla è come sembra, cercava invece i sicuri appigli del suo essere stato &#8220;allevato in società&#8221;&#8230;cercava porte blu che qui non ci sono&#8230;il sangue mi invischia, è umido, caldo in superficie, rappreso ed orribilmente gelatinoso sotto il primo strato&#8230;è sangue arterioso e venale, mestruale e animale&#8230;osservo le mie mani vermiglie, vorrei quasi assaggiare quella che sembra una marmellata di amarene, colata da un barattolo fatto di carni ed ossa&#8230;ma un rumore mi distoglie lo sguardo&#8230;lo vedo&#8230;lungo il corridoio&#8230;giacca di tweed e zampette pelose vagamente caprine&#8230;&#8221;ho fatto tardi, tardi, tardi&#8221; e via sparisce, scartando di lato come un cavallo scosso al Palio&#8230;corro più che posso, oltrepasso porte chiuse&#8230;nessuna si apre&#8230;ho quasi la sensazione di sentire una risata beffarda e felina da dietro di esse&#8230;giungo infine ad un piccolo tavolino traslucido su tre zampe&#8230;sopra di esso una piccola chiave&#8230;sembra la chiave che chiude un collare&#8230;oppure manette di cuoio&#8230;un piccolo drappo viola ondula mosso da un vento che non c&#8217;è&#8230;mi avvicino&#8230;adrenalina a mille&#8230;sento il cuore che pompa e una sensazione vibrante mi percorre il corpo fino ai genitali&#8230;scosto il drappo&#8230;cosa troverò al di là?</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1365" title="Alice e la chiave" src="http://www.silviacastellani.it/wp-content/uploads/2010/11/Alice-e-la-chiave.jpg" alt="Alice e la chiave" width="300" height="332" /></p>
<p style="text-align: justify;">Uno specchio&#8230;dietro al drappo c&#8217;è uno specchio. Lo osservo&#8230;mi vedo riflesso per la prima volta da quando questo inseguimento è iniziato&#8230;gli abiti che indosso sono lordi di fango e grumi rossicci, ho i piedi scalzi, il viso sporco e irriconoscibile, lo sguardo è un misto di curiosità e stupore emotivo. Rifletto di fronte al mio corpo riflesso&#8230;mi trovo nell’utero umido della terra, tornato feto, coperto di sangue, dopo avere inseguito un coniglio con la giacca e l’orologio da tasca&#8230;con la coda dell’occhio colgo un movimento improvviso&#8230;NON SONO SOLO&#8230;tutti i peli del mio corpo si rizzano contemporaneamente, mentre un brivido mi scuote la spina dorsale&#8230;una fugace apparizione alle mie spalle&#8230;ho intravisto solo una maschera bianchissima, inespressiva&#8230;con occhi senza orbite&#8230;un sinistro scricchiolio ed il rumore di passi (tacchi?) che si allontanano&#8230;mi volto di scatto&#8230;una delle porte che credevo chiuse deve essere aperta&#8230;ma quale? Il corridoio da cui sono provenuto non è il solo che porta a questa stanza&#8230;la stanza è un poligono con un numero incontabile di lati e ad ogni lato si spalanca un corridoio con un numero incontabile di porte&#8230;una porta è aperta&#8230;si&#8230;ma quale???? In quale dei corridoi si trova???? Qual’è il corridoio da cui sono venuto???? Il terrore mi paralizza&#8230;la mia sanità mentale vacilla&#8230;mi accascio al suolo in preda a spasmi incontrollati raccolto in posizione fetale&#8230;non voglio chiudere gli occhi&#8230;non ora&#8230;ora tutto è silenzio&#8230;assoluto, totale&#8230;tombale. Il mio udito si attiva alla ricerca dei rumori mentre lo sguardo ruota tutt’intorno osservando i corridoi&#8230;uso le mani per risollevarmi e le dita sfiorano un oggetto sul pavimento&#8230;la chiave&#8230; Guardo per la prima volta con attenzione la chiave&#8230;è piccola, quasi scompare nella mia mano&#8230;non sembra adatta per aprire la serratura di una porta&#8230;è appiccicosa&#8230;l’odore ricorda qualcosa di commestibile&#8230;mentre la tengo nel palmo e la osservo&#8230;mi cade&#8230;ma non sento il tonfo sordo sul pavimento&#8230;bensì un tintinnio cristallino&#8230;il tavolino&#8230;la chiave è sopra di esso&#8230;ma non c’è soltanto quella&#8230;ora c’è anche un cappuccio nero e un biglietto vergato a mano posato su di esso&#8230;l’inchiostro è fresco&#8230;rosso vermiglio&#8230;anche il biglietto è appiccicoso&#8230;ed emana lo stesso aroma della chiave&#8230;c’è scritto soltanto “indossalo”&#8230;il cappuccio è di pelle nera, con alcune borchie e fibbie, un apertura per gli occhi con una mascherina che può celarli, ora sollevata, e una per la bocca&#8230;non penso di avere alternative&#8230;indosso il copricapo&#8230;all’interno nuovamente il profumo del biglietto e della chiave&#8230;il contatto diretto con il naso mi fa capire infine di che si tratta&#8230;prugne secche&#8230;una risata oscena mi sorprende alle spalle&#8230;lo specchio improvvisamente si spalanca e rivela dietro di se una stanza&#8230;è una cucina&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Testo di Andrea Urbani</p>
<p style="text-align: justify;">Le immagini sono state prese da internet attraverso google immagini. Se qualcuno le riconoscesse come proprie e non ne volesse l&#8217;uso da parte di altri (il che mi pare difficile, trovandosi le stesse in rete, ma comunque la gente è strana, si sa), è pregato di comunicarcelo e le rimuoveremo.</p>
<p style="text-align: justify;">
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