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	<title>Silvia Castellani &#187; pinguino</title>
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		<title>L&#8217;orgogliona</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 23:57:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Castellani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-334" title="pinguino di linux" src="http://www.silviacastellani.it/wp-content/uploads/2009/02/tuxea0.png" alt="pinguino di linux" width="256" height="270" />Sono passata davanti ad un computer che faceva un gran baccano. Macinava, macinava e macinava. Che noia. Su quel computer faceva capolino, in un angolo, un pinguino. Chi è? Ho chiesto. E&#8217; linux. Mi hanno risposto. Mi è venuto in mente Renato Pozzetto in un suo vecchio film, quello del ragazzo di campagna. Ora, non me lo ricordo bene, ma ricordo per certo che c&#8217;era la Mariarosa, una tipa che se la caricavi sul trattore andava in brodo di giuggiole. Di quel vecchio film mi ricordo, soprattutto, che Pozzetto, trovando un pinguino nell&#8217;armadio, diceva qualcosa del tipo: &#8220;prima o poi te ne devi andare da qua perchè ho deciso di metterci una stufetta&#8221;. Così,  appena ho visto il pinguino di linux, l&#8217;ho guardato storto e l&#8217;ho minacciato con la stufetta. Ho sentito ridere. Anche il &#8220;tecnico del computer&#8221; l&#8217;aveva visto quel film di Pozzetto e allora abbiamo ripercorso insieme un po&#8217; di trama, compresa la scena della Mariarosa che gode come una iena a salire sul trattore. Dopo è finito tutto. E&#8217; sparito anche il pinguino linux. Ho deciso che era arrivato il momento di mangiare dei pop-corn anche se era notte e non c&#8217;era la tv con un film qualsiasi a giustificarli. Che poi non ci vuole la linea fra pop e corn, ma a me piace quella lineetta. Mi dà l&#8217;idea dello sgranocchio.Tutti quei pop-corn, si diceva. In rigoroso silenzio. In rigoroso silenzio, dopo il primo pacco di pop-corn, ho acceso una radio vecchissima che prende anche le frequenze giapponesi quando è buio, ma il programma giapponese quello figo non c&#8217;era perchè non era ancora buio pesto e mi sono dovuta accontentare di Sinatra. In fondo ci ho guadagnato. Nel mio silenzio fatto di pop-corn sgranocchiati sulle note di Sinatra, senza più nemmeno un pinguino a far capolino da uno schermo macinatore, mi sono sentita dire: &#8220;Certo che tu sei orgogliosa&#8221;. Questo perchè un paio di ore prima, mentre piangevo a dirotto, avevo sostenuto con una tigna di cui pochi sono capaci, che ero felice da morire. Sulla parola &#8220;orgogliosa&#8221;, mi sono riattivata di nuovo: &#8220;non sono orgogliosa&#8221; ho detto &#8220;sono orgogliona, orgogliosa e cogliona insieme&#8221;. Ho sentito ridere di nuovo. Poi ho preso una scatola di cacciaviti e li ho guardati uno ad uno. Ho concluso che non mi servivano a un cazzo. Mica sono un meccanico io. Allora mi sono convinta a prendere in mano una penna, proprio nel momento esatto in cui è iniziata Libertango. E, senza scrivere, mi sono messa a riflettere sul fatto che, di notte, molte persone si svegliano per pensare a come fare soldi, io mi sveglio per pensare a come fare sogni. E a forza di ragionare, con quella penna in mano, senza scrivere, pensavo a quelli che pensavano a come fare soldi e io che pensavo a come pensare di fare sogni e magari convincere col mio pensiero anche quelli dei soldi a fare i sogni. Un incubo. E quando gli incubi sono troppo grandi da poterli tollerare, io&#8230; mi sveglio, di notte, e mangio i pop-corn.</p>
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