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	<title>Silvia Castellani &#187; santone ritrovato</title>
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	<description>Tra l&#039;essere e il fare, c&#039;è di mezzo il pensare</description>
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		<title>Tratto da &#8220;Il santone ritrovato&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 09:06:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Castellani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ironia]]></category>
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<p style="text-align: justify;">Stamattina mi sono svegliata con l&#8217;intenzione di pubblicare qui sul blog un pezzo di &#8220;Sbatti generation&#8221;. Ho scelto una lettera che Marcello, uno dei personaggi protagonisti del libro, scrive ad un poeta sensitivo., un matto, un santo, un santone, un genio. Non so, Marcello non me l&#8217;ha mai definito con chiarezza. La lettera in questione non ha titolo ed è stata estrapolata dal capitolo 12 &#8220;Il santone ritrovato&#8221;. C&#8217;è un motivo per cui ho scelto proprio questo pezzo, ma preferisco tenermelo per me. Sappiate solo che ha a che fare con la pancia.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Parlavi di una testa d’angelo. Poi musica.<br />
Ti sei messo ad intonare un suono subitaneo, indistinto, mentre sul divano impiastricciato io ti stavo a guardare.<br />
I pois del tuo colletto e il coltello con cui spezzavi freneticamente la mela.<br />
L’uva quel giorno sono riuscito finalmente a mangiarla.<br />
Poi ho visto la radio che cercavo abbandonata in un angolo. Inservibile in mezzo al caos delle stoviglie accatastate e sporche.<br />
Il signore che faceva gioielli non era in casa, ma partito per chissà dove.<br />
Ma tu avevi le chiavi e io applaudivo per nascondere le risa che forse ti avrebbero offeso.<br />
Poi ti sei inceppato e ti sei guardato le mani. Le hai aperte in preghiera davanti a me e hai sorriso. Anch’io ho sorriso e mi sono commosso l’anima. Hai trovato delle parole come labbra, capelli, sorriso, rosso, mentre mi tocchi, ti spogli, mi guardi.<br />
Una volta mi innamoravo di tutte le donne che incontravo, hai detto camminando. Poi una mattina mi sono svegliato e mi sono sentito così solo. Una solitudine dentro infinita. Mia madre ha detto: com’è possibile? E da allora non ho più avuto nessuna.<br />
Siamo arrivati alla terrazza e un serpentello ha strisciato veloce per nascondersi. Mi hai detto di stare lontano da lì. Io l’avevo visto prima di te.<br />
Tu sei volubile, o tutto o niente, hai detto ancora. Una ti guarda e ti porta a letto e per un’altra non c’è niente da fare. Vivi nel passato e il presente ti sfugge. Solo tre volte hai vissuto nel presente. Vedi adesso, sei qui con me, ma con la testa non sei qui. Silenzio.<br />
Hai chiesto se ci potevano aprire la chiesa. Conoscevi il custode. San Pietro, hai detto ridendo e io ho guardato la chiave gigante con cui ci veniva incontro. In chiesa non si portano i problemi, ha detto una voce amica. E’ stato sulla terrazza che ti ho recitato la mia poesia del cuore.  Il mio angelo è donna, hai concluso annuendo. E il mio è uomo, ho ribadito io, per timore che non te ne fossi accorto.<br />
Un bacio nel vento per la tua faccia morbida e per me una granita al limone con due cannucce, rossa e gialla.</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>tratto da &#8220;Sbatti generation&#8221;<br />
</strong></p>
<p style="text-align: left;">ps: scaricate il libro. Non tanto perché è gratis, ma perchè è un libro attuale che, con ironia e poesia, fa bene al cuore di chi lo legge.</p>
<p style="text-align: left;">
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