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Silvia Castellani

Tra l'essere e il fare, c'è di mezzo il pensare

Mi devo rassegnare: ho pochi neuroni

Decido di fare un test. Uno di quei maledetti test di Facebook. Ogni volta mi dico che non li farò più, ma puntualmente ci casco. Allora questa volta ci sono andata giù pesante. Ho pensato : adesso ne faccio uno di quelli che hanno ad oggetto un argomento importante. Decido per quello del quoziente intellettivo. Che risultato ottengo ? Che sono un delfino giocherellone che ama saltare nei cerchi e fa grandi numeri. Penso soprattutto al fatto dei grandi numeri. Sul salto del cerchio ho qualche perplessità, anche se solo una settimana fa mi sono comprata un hula hop per assottigliarmi la vita. Magari chiedo ad un’amica se mi tiene l’hula hop in posizione, gli metto un po’ di fuoco intorno per coreografia e provo a saltarci dentro. Prediligo il fuoco all’acqua, lo trovo più spettacolare. Però i delfini saltano nell’aria e l’aria la preferisco al fuoco. D’accordo, il cerchio ce l’ho. Aria o fuoco, troverò il modo di saltarci attraverso. Dopo questi ragionamenti mi viene qualche dubbio sulla mia intelligenza delfiniana e allora, visto che me ne sto a girare in rete, posso pure informarmi meglio su questa intelligenza giocherellona. E scopro, stando a quanto sostenuto dal sudafricano Paul Manger che, per dirla con le mie parole, ho la testa grossa ma vuota. Molto tessuto, pochi neuroni. E’ una teoria rivoluzionaria questa, secondo cui ratti e pesci rossi mi metterebbero nel sacco in due minuti. Per fortuna che ci sono degli studiosi australiani che hanno fatto un sacco di complimenti alle delfine. Come dire, le donne di qualunque specie si distinguono sempre. Pare, infatti, che l’intelligenza delle delfine sia confermata dalla loro abilita’ di ‘chef’, nel preparare metodicamente le seppie per un pasto. In pratica fanno una serie complessa di manovre per eliminare inchiostro e osso dal mollusco. E in ogni caso, aggiungo io, questi saperi se li tramandano perchè le mamme delfine insegnano alle figlie il modo di staccare una spugna e di indossarla sul muso per proteggerlo quando sondano il fondo marino. Non si sa ancora se le madri insegnano alle figlie anche come preparare le seppie per un pasto. Però, gira e rigira, ste femmine sempre ai fornelli le vogliono vedere. Anche per dimostrarne l’intelligenza? No, si fa per dire. Tanto, se è la natura, non ci si fa niente. E’ molto caldo oggi. Credo che me ne andrò a bere un po’ di acqua Lete. Magari, mettendo il mio cervello in contatto con la particella di sodio, ragionerò meglio.

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This entry was posted on lunedì, maggio 25th, 2009 at 17:00 and is filed under Senza categoria. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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