Le persone si devono aiutare. Non sempre questo è possibile, non sempre ci riescono perciò, se non ci riesce uno deve arrivarci un altro. Bisogna parlare poco, ascoltare molto. Tenere un diario. Non fidarsi di nessuno, finché la natura umana lo consente, finché ci si riesce. Certe cose sono inevitabili, altre orribili, non sempre si può evitare di sapere. Dipende comunque sempre dagli altri, da un altro che deve decidere il prezzo di alcune verità. Qualcosa di primitivo ci spinge a fuggire intesa la fuga come (tentativo-volontà di) mettere in salvo la nostra parte innocente. Ma la resa dei conti può solo essere rimandata. Se però avremo aiutato gli altri, saremo salvi perché non saremo soli. Solo il tempo può esserci nemico all’interno di quella follia necessaria che ci comprende, che si chiama per sempre.
Questo è piccolo miracolo, voglio raccontarlo. Dico che esco un attimo, che devo andare in cerca di un miracolo. Ok, che miracolo? Una musicassetta. Ok. Esco convinta che la troverò, me la racconto un po’. Porto dietro un esempio, perché se trovo uno giovane, uno che va di smartphone e non mi capisce e mi guarda come se sono fuori di testa, almeno ho la prova che quello che chiedo è esistito. Primo negozio: tutto a 1 euro o giù di lì; il ragazzino è al suo computer, mi guarda, faccio la richiesta, mostro il cimelio, fa no, alza le spalle, riguarda subito il suo computer, neanche mi saluta. Io comunque sono contenta che almeno avevo dietro quella cassettina di Raf, del battito animale, così evito almeno io di pensarmi fuori di testa. Ce l’ho, la tocco nella tasca, esiste, vuoi che non ci sia una rimanenza di una cassettina in un negozio qualunque? Seconda prova: tabacchi, commessa della mia età, si mette a ridere. Tengo il cimelio nella tasca, mi vergogno, gli altri due clienti mi guardano, c’è un cane, mi guarda anche lui, male. Ma sono allergica ai cani io, davvero, mi racconto che è per quello, ha fiutato che sono allergica e che non potrò mai accarezzarlo né a lui, né a nessun altro della sua specie. Riesco nel buio, io cammino anche se ormai i negozi chiudono. Lo penso. Penso al miracolo. Vedo un negozio, vendono gli elettrodomestici lì, elettrodomestici, radio. Sì, una volta vicino a casa mia andavo anche dove vendevano gli elettrodomestici a comprare le cassettine. Mentre entro intravedo una cosa nella vetrina, proprio vicino alla porta, forse stanno iniziando le allucinazioni. Entro, c’è un signore, tiro fuori Raf e il battito animale, faccio sì con la testa, lui fa sì con la testa, parte, dice ne ho solo una da 60 in vetrina. Va bene? Mi affretto a dire che va bene, dice che è dura da trovarle ormai, lui riesce a trovarne qualche pezzo, ma ormai, come per le videocassette… Riesco solo a pensare che l’aveva addirittura messa in vetrina. Perché potesse compiersi il mio miracolo.
Ho molto da scrivere, me ne accorgo esattamente adesso, in maniera precisa, perfetta, quasi un’illuminazione. Solo ora o proprio ora, che non ho tempo, che impiego il mio tempo a fare altro, tutto quell’altro che devo fare. Non che amo fare. Io amo davvero solo quando non devo. E’ così che posso.
Scriverò un libro dove a un certo punto il personaggio principale dirà questa cosa. Io lo so, che a un certo punto dirà esattamente così: “Sai perché le persone anche a distanza di anni capita che mi ricerchino? Perché regalo loro il senso della nostalgia. Perché sparisco da un giorno all’altro e non mi volto più. E chiunque tu sia, facendo così, lasci un vuoto che gli altri che vengono dopo non riescono a riempire. Lasci i perché irrisolti, lasci solo delle domande senza risposte, lasci un mistero che nessuna seduzione, nemmeno la più potente, potrà svelare al posto tuo, di te che te ne sei andato senza pietà, nemmeno per te stesso.”
Ci sono dei limoni stantii su un tavolo e c’è una candela che libera cera. Che sembra birra.
Un gatto passa e mi ricorda il cammino del tempo.
E c’è la sedia che volevi tanto. Ti ricordi?
Quanto l’ho cercata per te.
Ma non volevi sedere. Temevi di perdere la tua forza. Quale forza? Quella di continuare a togliermi il respiro.
Adesso qui l’aria la sento nei polmoni e la polvere è diventata deserto di pace.
C’è un uomo colorato attorniato da lana morbida ad ogni angolo.
Canta e scrive poesie.
E io so che lui ha sofferto e questo è privilegio di pochi.
L’uomo parla in fretta e si mangia le parole. Ma è il suo silenzio ad essere eloquente e a disegnare la prosa di una melodia serena che porta nel suo album nero come la notte dei tempi.
Tempi duri e poveri e stanchi di ascoltare le stagioni cariche di amori negati e intuiti dalle stelle.
Il mare non c’è qui. C’è solo un giardino che accoglie chi ha voglia di sentire emozioni.
Anche l’erba secca si lascia calpestare senza lamentarsi e senza curarsi delle voci in strada che interrompono.
Cosa non saprei.
Solo il sapore del miele. Perché qui è tutto giallo anche se il sole non passa.
E’ uscito in ebook. “Il mistero dei due elefanti” è un romanzo breve scritto con grande intensità. Potete leggerne l’incipit e poi decidere se vi interessa leggerlo tutto. Ringrazio già da ora chi vi dedicherà un po’ del suo tempo.
“Il mistero dei due elefanti” è un racconto lungo o romanzo breve. Chiamatelo come volete. E’ una storia di viaggio, una storia che si sposta, che va e poi ritorna. Noubs Edizioni la pubblicherà in ebook a ottobre 2012.
Sinossi: Che cosa è successo a Vittoria? Perché è sola in un luogo sperduto d’Africa e ad aiutarla è un ragazzo di nome Sef, “con tutti i suoi pensieri strani, con tutti i suoi comportamenti ancora più strani”? Una stanza d’albergo di fortuna e un piccolo bagaglio a mano il cui contenuto è completamente ’sbagliato’: un rotolo di carta igienica, una torcia elettrica e un libro di preghiere di Padre Pio. Vittoria non ricorda come sia approdata lì e perché; se solo si prova ad afferrare il ricordo, questo sfugge inesorabilmente. Ci sono corse in taxi nella notte, medicine senza bugiardini, una veste troppo larga con troppi colori.
Nell’attesa che esca il libro, intanto eccovi la copertina e il link al video di presentazione.
Sto pensando a delle cose bellissime, forse perché stanotte ho sognato ‘gli armadi del tempo’ dove si entrava per viaggiare nel tempo. Erano piccoli, fuori dal Luna Park e andavano a bustine di zucchero. Io non me lo ricordo dove dovevo andare, ma era in questo tempo in questo spazio. E allora (mi chiedo adesso da sveglia) non potevo andarci a piedi, dovevo prendere l’armadio? Niente, la lucidità mi confonde.
Un re fece chiamare un rabbino che dormiva soltanto due ore al giorno e dedicava le altre ventidue alla lettura della Bibbia.
“Dimmi la verità che hai trovato in quelle pagine, o ti farò tagliare la testa!” gli ordinò.
Il vecchio sorrise.
“Prima di rivelarti il segreto che attendi, lascia, o mio signore, che ti faccia una domanda.”
“D’accordo, falla!”
“Due uomini camminano nel bosco, dopo una forte pioggia. Scivolano e cadono in una pozzanghera. Uno si rialza sporco, l’altro perfettamente pulito. Quale dei due si lava?”
“Quello tutto infangato” rispose il re.
“No, maestà. L’uomo infangato vede che l’altro è pulito e pensa di essere pulito anche lui. L’altro, invece, vedendo il primo imbrattato di fango, pensa di esserlo anche lui, e corre a lavarsi.”
“Bene” disse il re. “Adesso dimmi la verità che hai trovato nella tua Bibbia.”
“Prima, mio signore, risolvi questo problema: due uomini camminano nel bosco, dopo una forte pioggia. Scivolano e cadono in una pozzanghera. Quando si rialzano, uno è sporco e l’altro è pulito. Quale dei due si lava?”
“Quello pulito!”
“No, mio signore. Visto che si erano sbagliati una volta, l’uomo imbrattato di fango ora si lava. L’esperienza insegna.”
“E va bene” disse il re. “Adesso però dimmi la verità che hai trovato nel tuo libro sacro.”
“Oh, mio magnanimo signore, lascia che ti ponga un ultimo quesito! Dopo una forte pioggia, due uomini che camminano in un bosco cadono in una pozzanghera. Uno ne esce sporco, l’altro pulito. Quale dei due si lava?”
Il re rimase sconcertato.
“Non so più cosa rispondere. Possono lavarsi tutti e due, o nessuno dei due…Forse quello infangato si lava un’altra volta…”
Il vecchio sorrise.
“Se credi, mio signore, che un incidente simile possa ripetersi tre volte, allora sei disposto a credere a qualunque cosa.”
Tratto da “La risposta è la domanda” di Alejandro Jodorowsky