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Silvia Castellani

Tra l'essere e il fare, c'è di mezzo il pensare

Pensieri (s)persi

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giugno 18th, 2017 Posted 17:27

Mi sono un po’ stancata dei social. La mia vita, e quella di tanti altri, a ben pensarci, è troppo social. Filtrata dallo schermo. Condividere è ormai una parola d’ordine e se non ci sei, sei fuori. In qualche modo, perdi un pezzo, perdi pensieri, che si disperdono. Senza lasciare traccia.
Vorrei perdermi, questa la verità, se mi guardo bene dentro vorrei perdermi, lontana, così almeno avrei una buona scusa per ritrovarmi. Invece resisto, insisto, condivido. Pure la domenica. Non mi riposo. Sono dentro al tutto. Al tunnel, al pozzo. Non c’è più luce.
Prendo comunque un libro, ne leggo moltissimi, mi isolo tra me e l’autore e per un po’ dimentico il mondo là fuori, quello che insiste e mi reclama, come reclama tutti. Non sono certo speciale. Però ho un attenuante. Mai fotografato e condiviso piatti o bicchieri, nè pieni nè vuoti. Con intenzionalità. Altra attenuante: mai mi sono piacciata. è davvero una fesseria, quella di mettersi il mi piace da soli, dai.
Rimane che è domenica, io sono sola, ho (ri)letto quasi un libro intero nelle ultime tre ore (leggo alla velocità della luce, già. E capisco pure!) vorrei andare a dormire adesso, invece a breve la casa comincerà ad animarsi, a funzionare. E allora i miei pensieri per ribellarsi andranno a (s)perdersi da qualche parte.
Beati loro, senza di me.

Dieci chili di parole

A proposito di “Quando cadono le stelle”

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aprile 24th, 2017 Posted 14:55

È bellissimo. Punto. Sarà forse un aggettivo banale “bellissimo”, ma è questo che penso mentre ripercorro nella mente tutte le storie che compongono il romanzo, storie che sono pezzi di Storia circondate da una fluidità narrativa che poche volte si ha il piacere di incontrare. Lo dico da lettrice forte. Tra tutte le “Stelle” che ci vengono raccontate nel romanzo, Cary Grant e Rosemary Kennedy occupano un posto privilegiato nel mio firmamento privato; la mia anima, infatti, non ha potuto trattenere le lacrime quando si è ritrovata trasportata in quella clinica psichiatrica davanti all’anziana signora e all’uomo “da copertina” che dopo molti anni, di nuovo poteva essere Archie. La stessa emozione “sconquassante” l’ho provata davanti a Rosemary, alla sua ribellione di donna “troppo”, per i tempi in cui si è trovata a vivere; le sue crisi di ansia oggi sarebbero all’ordine del giorno, oserei dire con una semplificazione estrema, che però rende bene l’idea di quanto, solo fino a pochi decenni fa, un uomo di famiglia poteva decidere delle sorti della tua vita di donna, madre, moglie, sorella, figlia, che forse era solo un’appendice della sua, Vita di Uomo. Ecco perché direi a gran voce a quelle donne che hanno l’ardire di sussurrare che si stava meglio una volta, che non è vero, che non lo dicano nemmeno per dire, neanche per lamentarsi tra sé e sé a bassa voce, che poi magari si convincono di una illusione e non è mai bene convincersi di un’illusione. Come Sue, che non ha saputo riconoscere la sua occasione in carne ossa, privilegiando un’idea vecchia, quell’idea da sempre responsabile della sua immobilità, del suo pavido pensare che “qui non succede mai niente”. Ma adesso come posso non citare Hernest Hemingway, il più grande, il più coraggioso, il più fragile, la “Caduta” per eccellenza, per quel legame atavico che non si è mai spezzato, nemmeno nel momento dell’addio alle scene di questo mondo? Dovevano essere due, penso ora, le “Stelle” più care alla mia anima, ma a poco a poco mi accorgo che si fanno spazio tutte, una dopo l’altra, nel pensiero ancora eccitato dalla lettura appena (ri)conclusa (l’ho letto già due volte), ché nessuna Stella vuole essere tralasciata, dimenticata. E allora avanti Picasso, Poe, Kafka e Salinger, sono pronta a rileggervi da capo, ad ascoltarvi di nuovo, attraverso la Penna di Gian Paolo Serino, di cui da tempo seguo i consigli di lettura e che oggi scopro ottimo scrittore. E lo ringrazio per i pensieri che con questo libro mi ha suggerito, per le emozioni che mi ha regalato. Con le emozioni. Sì lo so, “non dite mai a uno scrittore che il suo libro è emozionante” – prendo a prestito il pensiero di King a pag. 164 di “Quando cadono le stelle” -. Non lo dico, infatti. Continuo a dire, semplicemente, che questo libro (edito da Baldini&Castoldi) è bellissimo. Ché dice cose del “grande show di uomini e donne” che (rac)chiude un finale di tutto rispetto, non foss’altro per le autentiche righe dell’ultima pagina.

Gocce di luce

Incendi rossi

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marzo 10th, 2017 Posted 17:36

Una foto un po’ sgranata, un po’ mossa, un po’ tutto che non mi sta bene, insomma. Ma è una foto cara al mio cuore, scattata in Veneto, nei pressi di Belluno, dove ho abitato per un periodo, fino a circa un anno fa. È una foto che quando la riguardo, chiudo appena gli occhi e vedo ancora esattamente quel cielo all’imbrunire, pareva ci fossero incendi, tra le nuvole, quel giorno, era freddo forse, ma di questo non sono sicura. Mi ricordo bene le cime delle montagne, che vedevo dalla finestra di casa mia, abitavamo al quarto piano in una mansardina che anni prima aveva ospitato la redazione di una emittente radiofonica locale. Lo so perché c’era un quadro a ricordarlo, con delle rondini in volo e ringraziamenti alla radio. Il quadro l’avevano lasciato lì e ogni giorno io lo guardavo e pensavo alla musica. Trovo sempre un sacco di pretesti, per pensare alla musica, che non è solo note e canzoni. La musica è una roba viva che hai dentro, che senti battere nelle viscere. È una forza che si accende a tradimento e ti spinge verso la tua giusta direzione. Come siamo finiti qua a dire di altro, non so esattamente. Ah, sì, il pretesto e la mia imprecisione, guardando una foto sgranata, perdendomi nel fuoco del suo cielo.

(pensieri imprecisi, Cattolica, 10 marzo 2017)

Incendi rossi - Ph. Silvia Castellani

Il cavallo alato

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gennaio 14th, 2017 Posted 19:34

Stamattina guardando il cielo ho visto nelle nuvole un cavallo alato, era bello bellissimo, ho pensato che mi stavo sbagliando, com’era possibile che una nuvola avesse forma di cavallo così precisa perfetta, un cavallo al galoppo. Ho riguardato ancora ed era proprio così c’era una nuvola in cielo grande bianca a forma di destriero. Strabiliante. Non ho potuto fotografarla stavo guidando non potevo fermarmi, mi fermo ora e chiudo gli occhi, la vedo ancora. Chissà voi, cosa vedete voi, nelle nuvole.

(Cosa vedo nelle nuvole, ritrova-menti)

foto di silvia castellani

Viste da basso

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gennaio 3rd, 2017 Posted 18:22

Sbiadire, scomparire, essere altro
pensare che le nostre verità sono sottili
e fumose
come scie di aeroplani in cielo.
viste da basso
viste piccole per (de)finito dire.
Non definire te stesso, sei molto di più di quello che pensi.

S.C

(pensieri alle 17.00, ogni giorno qua a quest’ora suonano le campane)

rosa n.118

Molteplici forme

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dicembre 31st, 2016 Posted 18:58

La forza e il coraggio
si manifestano
in molteplici forme
la bellezza
dopo il silenzio
è avvolta di luce

dalla pelle al cuore
occorrono canali di energia
Per questo è necessario
ogni volta il dubbio.
E mescolare bene
le lame.

(Cattolica, 31/12/2016)

Buon Anno!

silvia castellani

Pensieri diretti alla fine dell’anno

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dicembre 19th, 2016 Posted 12:08

Pensieri diretti alla fine dell’anno: sto pensando che è stato un anno bisestile che poteva pure andare peggio, invece io quest’anno ho iniziato una specie di rinascita, ho fatto scelte importanti e definitive, anche se lo sappiamo, di definitivo c’è solo la morte. Forse nemmeno quella. Sto pensando che non sono una donna da camicie, nel senso di camicette, le ho sempre detestate, nemmeno mi donano, a ben immaginarmi allo specchio. Sto pensando che a volte dimentico le date, anche quelle importanti, ma sono così importanti in fondo le date? Sto pensando che quello che mi emoziona si può definire poesia, sia essa vita inaspettata sia parole scritte malamente su un foglio di fortuna che a volte ho avuto il privilegio di leggere in anteprima. E sentire dentro l’anima, viva!

rosa fine anno

L’unico modo

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novembre 16th, 2016 Posted 13:15

Mi ricordo di una fotografia di qualche anno fa. Ero seduta su un letto e avevo i capelli lunghi. E gli occhi un po’ troppo neri, la matita, un kajal, a fine serata si era sciolta tutta, a forza di ridere, a forza di vivere. Alle mie spalle c’erano delle scritte sul muro, non proprio sul muro, appese, appena leggibili, dal tratto sottile. Inneggiavano, se non ricordo male, all’amore. Mi ricordo senza vedere e “senza vedere” è l’unico modo in cui puoi davvero ricordare.

L'assenza - Ph. Silvia C.

Pennellate di cielo

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novembre 8th, 2016 Posted 17:28

Ricerco un bene
fuori di me.
Non so chi’l tiene
non so cos’è.
(Aria di Cherubino)

pennellate di cielo

Cuore di panna

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ottobre 27th, 2016 Posted 15:47

Credo che aiutare gli altri sia una delle cose più difficili. Intanto bisogna accertarsi che l’aiuto sia voluto, perché non può essere imposto, nonostante il bisogno. Inoltre, per essere capito, l’aiuto deve consistere in ciò che l’altro esattamente vuole.
(pensieri dal mio profondo blu)

Per la serie “ritrova-menti”

Foto: “Cuore di panna”

cuore di panna

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