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Silvia Castellani

Tra l'essere e il fare, c'è di mezzo il pensare

Poesia contemporanea italiana | Un nuovo spazio: “Parole in libertà”

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agosto 7th, 2017 Posted 17:52

C’è una rubrica a mia cura, su IlGiornaleOFF, dedicata alla poesia contemporanea italiana. Interviste, recensioni, note di lettura e P-Assaggi poetici.

Se volete, buona lettura di “Parole in libertà”, spazio riservato alla poesia contemporanea su #IlGiornaleOFF, qui: http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it/category/parole-in-liberta/

Sono tutte balle | Serie fotografica, 2017

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agosto 7th, 2017 Posted 17:40

Su #CriticaImpura, in questi giorni sono stati pubblicati alcuni scatti della mia serie fotografica “Sono tutte balle” (2017), accompagnati da un breve scritto poetico.

Buona visione e buona lettura, qui: https://criticaimpura.wordpress.com/2017/08/04/sono-tutte-balle-serie-fotografica-di-silvia-castellani/

Lettere a mio figlio

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luglio 21st, 2017 Posted 16:40

C’è un libro, uscito un paio di mesi fa, edito da Historica, che raccoglie una sessantina di lettere di genitori ai propri figli. Tra queste lettere, ce n’è anche una che ho scritto a mio figlio Michi.
Molte, in realtà, sono le lettere che ho scritto a mio figlio, anche solo con il pensiero, che tante volte ho corretto, cancellato, riscritto. Sempre tutto con la mente. Questa lettera è una di quelle che ha trovato il coraggio di essere messa nero su bianco.
È bellissimo -aggiungo questa nota finale – scrivere lettere ai figli, ritrovare quello spazio che ti permette di dire le cose piano, con un tempo più lento e sono felice di avere potuto partecipare a questo progetto di parole d’amore.
Grazie alla casa editrice #Historica che lo ha reso possibile.
Qui uno stralcio della lettera a mio figlio: “Mi piacerebbe che credessi in Dio, che fossi cristiano cattolico. In questo non sarò obiettiva, non si può essere obiettivi nel trasmettere una fede. È una cosa che accade, un dono che l’altro, in questo caso tu, riceve e può gradire o meno. Lo accetterai, poi vedrai cosa farne al momento debito e qualunque sarà la tua scelta, per me andrà bene. Anche se deciderai di disfartene, solo per il gusto di ribellarti a me, mettendo in discussione tutto, comprese le tue origini. La tua prima vacanza, ad ogni modo, se vacanza vogliamo chiamarla, l’abbiamo fatta a San Giovanni Rotondo. Siamo andati a trovare San Pio, come sai sono sua devota. Mi ricordo che a un certo punto, stavi in braccio a papà, ti sei messo a ridere, eri molto felice, e agitavi in aria la bottiglietta di plastica con l’acqua benedetta al grido di “Pade Pio, Pade Pio!” Qualcuno, guardandoti, si è messo a ridere a sua volta di cuore.”

da “Lettere a mio figlio”, AA.VV., Historica, 2017

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Semplicità

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luglio 14th, 2017 Posted 18:58

La semplicità, io credo, è sempre la miglior cosa. C’è chi si ostina ad aggiungere, alle idee, ad arricchire, e così ne esce una cosa confusa e infelice. Il segreto è l’essenziale, togliere fino a quando non rimane niente, tranne il senso ultimo e intimo. La semplicità è la chiave per aprire
le porte del cuore, e non solo quelle.

pensieri dopo la pioggia, nel caldo di sempre…
Luglio 2017

Pensieri sull'acqua..

Canzoni, canzonieri, io sul letto con in braccio una chitarra

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luglio 4th, 2017 Posted 09:41

C’è un ragazzino che sta suonando una chitarra classica, qua vicino. Ora si è messo anche a cantare, forse in inglese faticoso e, mi sembra, stonato. Dice poche parole, si rende conto lui stesso di non essere granché come cantante. Ma ci mette il cuore, si sente che ci crede, come si crede fortemente in molto o tutto, quello che si fa a sedici anni o giù di lì. Mi ricordo di me quando adolescente, mi alzavo la mattina tardi, d’estate, e imbracciavo la chitarra, sul letto, i fogli, le canzoni e i canzonieri. Iniziavo a suonare, semplici accordi e proseguivo ore, pomeriggio, sera, continuamente, ossessivamente, come se, fermatisi gli impegni scolastici, io non avessi altro da fare che suonare la chitarra, e inventare parole da musicare. Non sono mai andata oltre gli accordi più semplici, forse ci ho provato, a suonare qualcosa di più complicato, ma la verità è che non mi interessava lo studio di uno strumento, mi interessavano più le parole, mi interessavano i libri pieni di parole, più di tutto. Così le canzoni, i canzonieri, io sul letto con in braccio la chitarra classica – presi anche un po’ di lezioni, si sa mai scattasse la folle passione per le note – durò una stagione. Poi tornò l’inverno e io ripresi a leggere libri, a leggere libri, a leggere libri. Il mio cuore già allora correva tra le pagine dei libri, per nascondersi, per (ri)trovarsi.

È arrivato un amico del ragazzino, ora suoneranno in due. È tempo per me di chiudere la finestra, accendere l’aria condizionata e lasciare il cuore correre a briglia sciolta tra i libri, guardata a vista da una vecchia amica, la mia chitarra classica, compagna di felici giorni d’estate che furono.

Ph. Silvia castellani

Pensieri (s)persi

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giugno 18th, 2017 Posted 17:27

Mi sono un po’ stancata dei social. La mia vita, e quella di tanti altri, a ben pensarci, è troppo social. Filtrata dallo schermo. Condividere è ormai una parola d’ordine e se non ci sei, sei fuori. In qualche modo, perdi un pezzo, perdi pensieri, che si disperdono. Senza lasciare traccia.
Vorrei perdermi, questa la verità, se mi guardo bene dentro vorrei perdermi, lontana, così almeno avrei una buona scusa per ritrovarmi. Invece resisto, insisto, condivido. Pure la domenica. Non mi riposo. Sono dentro al tutto. Al tunnel, al pozzo. Non c’è più luce.
Prendo comunque un libro, ne leggo moltissimi, mi isolo tra me e l’autore e per un po’ dimentico il mondo là fuori, quello che insiste e mi reclama, come reclama tutti. Non sono certo speciale. Però ho un attenuante. Mai fotografato e condiviso piatti o bicchieri, nè pieni nè vuoti. Con intenzionalità. Altra attenuante: mai mi sono piacciata. è davvero una fesseria, quella di mettersi il mi piace da soli, dai.
Rimane che è domenica, io sono sola, ho (ri)letto quasi un libro intero nelle ultime tre ore (leggo alla velocità della luce, già. E capisco pure!) vorrei andare a dormire adesso, invece a breve la casa comincerà ad animarsi, a funzionare. E allora i miei pensieri per ribellarsi andranno a (s)perdersi da qualche parte.
Beati loro, senza di me.

Dieci chili di parole

A proposito di “Quando cadono le stelle”

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aprile 24th, 2017 Posted 14:55

È bellissimo. Punto. Sarà forse un aggettivo banale “bellissimo”, ma è questo che penso mentre ripercorro nella mente tutte le storie che compongono il romanzo, storie che sono pezzi di Storia circondate da una fluidità narrativa che poche volte si ha il piacere di incontrare. Lo dico da lettrice forte. Tra tutte le “Stelle” che ci vengono raccontate nel romanzo, Cary Grant e Rosemary Kennedy occupano un posto privilegiato nel mio firmamento privato; la mia anima, infatti, non ha potuto trattenere le lacrime quando si è ritrovata trasportata in quella clinica psichiatrica davanti all’anziana signora e all’uomo “da copertina” che dopo molti anni, di nuovo poteva essere Archie. La stessa emozione “sconquassante” l’ho provata davanti a Rosemary, alla sua ribellione di donna “troppo”, per i tempi in cui si è trovata a vivere; le sue crisi di ansia oggi sarebbero all’ordine del giorno, oserei dire con una semplificazione estrema, che però rende bene l’idea di quanto, solo fino a pochi decenni fa, un uomo di famiglia poteva decidere delle sorti della tua vita di donna, madre, moglie, sorella, figlia, che forse era solo un’appendice della sua, Vita di Uomo. Ecco perché direi a gran voce a quelle donne che hanno l’ardire di sussurrare che si stava meglio una volta, che non è vero, che non lo dicano nemmeno per dire, neanche per lamentarsi tra sé e sé a bassa voce, che poi magari si convincono di una illusione e non è mai bene convincersi di un’illusione. Come Sue, che non ha saputo riconoscere la sua occasione in carne ossa, privilegiando un’idea vecchia, quell’idea da sempre responsabile della sua immobilità, del suo pavido pensare che “qui non succede mai niente”. Ma adesso come posso non citare Hernest Hemingway, il più grande, il più coraggioso, il più fragile, la “Caduta” per eccellenza, per quel legame atavico che non si è mai spezzato, nemmeno nel momento dell’addio alle scene di questo mondo? Dovevano essere due, penso ora, le “Stelle” più care alla mia anima, ma a poco a poco mi accorgo che si fanno spazio tutte, una dopo l’altra, nel pensiero ancora eccitato dalla lettura appena (ri)conclusa (l’ho letto già due volte), ché nessuna Stella vuole essere tralasciata, dimenticata. E allora avanti Picasso, Poe, Kafka e Salinger, sono pronta a rileggervi da capo, ad ascoltarvi di nuovo, attraverso la Penna di Gian Paolo Serino, di cui da tempo seguo i consigli di lettura e che oggi scopro ottimo scrittore. E lo ringrazio per i pensieri che con questo libro mi ha suggerito, per le emozioni che mi ha regalato. Con le emozioni. Sì lo so, “non dite mai a uno scrittore che il suo libro è emozionante” – prendo a prestito il pensiero di King a pag. 164 di “Quando cadono le stelle” -. Non lo dico, infatti. Continuo a dire, semplicemente, che questo libro (edito da Baldini&Castoldi) è bellissimo. Ché dice cose del “grande show di uomini e donne” che (rac)chiude un finale di tutto rispetto, non foss’altro per le autentiche righe dell’ultima pagina.

Gocce di luce

Incendi rossi

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marzo 10th, 2017 Posted 17:36

Una foto un po’ sgranata, un po’ mossa, un po’ tutto che non mi sta bene, insomma. Ma è una foto cara al mio cuore, scattata in Veneto, nei pressi di Belluno, dove ho abitato per un periodo, fino a circa un anno fa. È una foto che quando la riguardo, chiudo appena gli occhi e vedo ancora esattamente quel cielo all’imbrunire, pareva ci fossero incendi, tra le nuvole, quel giorno, era freddo forse, ma di questo non sono sicura. Mi ricordo bene le cime delle montagne, che vedevo dalla finestra di casa mia, abitavamo al quarto piano in una mansardina che anni prima aveva ospitato la redazione di una emittente radiofonica locale. Lo so perché c’era un quadro a ricordarlo, con delle rondini in volo e ringraziamenti alla radio. Il quadro l’avevano lasciato lì e ogni giorno io lo guardavo e pensavo alla musica. Trovo sempre un sacco di pretesti, per pensare alla musica, che non è solo note e canzoni. La musica è una roba viva che hai dentro, che senti battere nelle viscere. È una forza che si accende a tradimento e ti spinge verso la tua giusta direzione. Come siamo finiti qua a dire di altro, non so esattamente. Ah, sì, il pretesto e la mia imprecisione, guardando una foto sgranata, perdendomi nel fuoco del suo cielo.

(pensieri imprecisi, Cattolica, 10 marzo 2017)

Incendi rossi - Ph. Silvia Castellani

Il cavallo alato

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gennaio 14th, 2017 Posted 19:34

Stamattina guardando il cielo ho visto nelle nuvole un cavallo alato, era bello bellissimo, ho pensato che mi stavo sbagliando, com’era possibile che una nuvola avesse forma di cavallo così precisa perfetta, un cavallo al galoppo. Ho riguardato ancora ed era proprio così c’era una nuvola in cielo grande bianca a forma di destriero. Strabiliante. Non ho potuto fotografarla stavo guidando non potevo fermarmi, mi fermo ora e chiudo gli occhi, la vedo ancora. Chissà voi, cosa vedete voi, nelle nuvole.

(Cosa vedo nelle nuvole, ritrova-menti)

foto di silvia castellani

Viste da basso

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gennaio 3rd, 2017 Posted 18:22

Sbiadire, scomparire, essere altro
pensare che le nostre verità sono sottili
e fumose
come scie di aeroplani in cielo.
viste da basso
viste piccole per (de)finito dire.
Non definire te stesso, sei molto di più di quello che pensi.

S.C

(pensieri alle 17.00, ogni giorno qua a quest’ora suonano le campane)

rosa n.118