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Silvia Castellani

Tra l'essere e il fare, c'è di mezzo il pensare

Posts Tagged ‘silvia castellani’

I SALOTTI CRE-ATTIVI – PUNTATA 9

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novembre 11th, 2011 Posted 11:14

http://youtu.be/hVv5rnkstM8 (Puntata 9 su Youtube)

Immagine 9

I SALOTTI CRE-ATTIVI – PUNTATA 6

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ottobre 21st, 2011 Posted 11:15

http://youtu.be/1zohYncGRuU (Puntata 6 su Youtube)

Ho sognato che le persone avevano smesso di sognare poi ho sognato che quelle stesse persone senza i loro sogni si erano sgretolate. Ma anche da polvere continuavano a chiedersi fra di loro come era stato possibile che avessero perso la capacità di sognare.
Ho sognato che non c’era più ombra di cemento, che i bambini correvano scalzi sui prati senza paura di essere trafitti dalle siringhe. Che gli alberi erano alti e che c’erano adulti che si arrampicavano fino al cielo senza vergogna. Ho sognato che uno di questi uomini diceva agli altri che quella era la sua scalata al successo. Poi si è gettato dall’albero. E’ morto con il sorriso.
Ho sognato un girasole gigante. I girasoli sono sempre stati la mia ossessione. Era notte e il girasole lo vedevo solo io. Ho chiesto a qualcuno di spiegarmi perché quel girasole fosse gigante e quel qualcuno mi ha risposto che doveva servire ad illuminare la mia notte.
Ho sognato un circo dove gli animali facevano saltare nel cerchio infuocato gli uomini che invece di ribellarsi erano felici di gettarsi fra le fiamme. Ho provato a fermarli ma non mi hanno dato ascolto. Sono morti tutti e io sono rimasta sola.
Ho sognato che erano finite le scorte di amore e allora si ammazzavano i bambini perché, sentivo dire, sono esseri pieni d’amore. Mi sono messa a piangere. Era come se ammazzassero me.
Ho sognato un cavallo bianco e un antico cavaliere che voleva portarmi con sé. Aveva sbagliato epoca. E anche donna.
Ho sognato un pacco di fazzoletti da naso che io usavo per pulirmi il culo. Quando sono finiti non ho più usato niente. Ho preferito che la mia merda fosse evidente.
Ho sognato un carro armato guidato da soldatini di carta. Puntavano il cannone contro le ballerine, finchè una ballerina ha urlato : « tutto questo è un incubo »
Ho sognato un giradischi che suonava a vuoto. Era un trentatrè giri che si ribellava al mondo perché voleva essere un trentun giri. Allora è arrivato il capo della musica. Si chiamava proprio così. Il capo della musica. Ha guardato il vinile e gli ha detto : non puoi scegliere cosa essere. Per te decido io. Io ero in quella stanza così ho chiesto al capo della musica : « e per te, chi cazzo decide ? » Poi ho preso il vinile e l’ho fatto girare a casa mia come voleva lui. Con trentun giri.
Ho sognato che ero in un ristorante vietnamita che mangiavo con dei serpenti sotto spirito vicino al tavolo. Siccome un mio commensale provava un immenso schifo, ho preso i serpenti e li ho gettati dalla finestra. Ci tenevo che un mio commensale si gustasse la sua cena senza alcun elemento di disturbo. Poi però i serpenti si sono incazzati e ci hanno sfidati. Io non ci ho più visto e li ho fatti a pezzi. A loro e al proprietario del ristorante.
Ho sognato l’interno della balena. C’era anche Pinocchio. Io ero il grillo. Solo che invece di parlare di Geppetto, ci siamo messi a giocare a strip poker. Noi e le sirene. L’unico corpo accettabile era il mio.
Ho sognato che non volevo sognare i politici perché con il mio sogno li avrei offesi. E poi avrei corso il rischio di sognare anche il Papa e l’idea non mi allettava.

Testo di Silvia Castellani

Sottofondo musicale di Giacomo Paci con il pezzo intitolato “Guizzi”

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I SALOTTI CRE-ATTIVI – PUNTATA 4

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ottobre 9th, 2011 Posted 11:37

http://youtu.be/9vM8wSQjSVc (Puntata 4 su Youtube)

“Esperimenti di luce, acqua e sole-omaggio ad Aquafan”

Guardare, sedere e allacciare nudi desideri con le scarpe lasciate in disparte, sull’altra sponda, a sorvegliare.

- E io volevo andare all’Aquafan perché la sera prima avevo conosciuto quello di nome Alberto che secondo me era fichissimo!

Che sempre c’è l’ombra amica a riparare quel che accade nel mare di sensazioni che ci portiamo impresse nel cuore. Così i piedi possono finalmente godere, insieme alle gambe e ai loro pensieri, quella luce speciale che non ha nulla di artificiale ma solo la luccicanza di un raggio di sole.

- Che era stato Alberto a dire ci sei domani all’Aquafan e io sì certo, ci sono. Poi mi ero guardata i piedi, le unghie dei piedi e avevo passato la notte a metterci lo smalto fuxia.

Con il vento che refrigera il fare, nessuno si salva, prima o poi dall’essere protagonista di un tempo unico che tutto amplifica grazie a quel sorriso, quello sguardo, quel cenno risucchiati dall’onda emozionale che tutti travolge e qualcuno timido scansa, senza mai temere. Che proprio non può resistere agli scherzi e ai giochi di un’acqua indisciplinata che non se la smette di chiamare chi vuole partecipare.

- E sono arrivata all’Aquafan che sembravo un barboncino sperduto, che ho mangiato un maxibon un po’ scocciata e il sole picchiava sulle mie unghie e io di colpo sembravo tonta e anche triste e anche: dove diavolo è Alberto?

Andare, camminare, ricreare. Braccia che vanno, che insistono, che accelerano, corrono, inseguono. La propria ombra che si allunga, ti raggiunge e precede il sogno di un attimo. Braccia che bramano, tese raccontano e portano in coppia una storia unica. Braccia che danzano, riempiono, rallentano, riprendono e circondano lo spazio che vedono. E si fermano. Poi si concentrano e si chiamano. Persone. Che si sdraiano, dormono e sognano, mentre si abbronzano, di tutto quel mondo intorno.

- Ho aspettato fino a sera e ho studiato le schiene, i capelli, i motorini, le voci e gli accenti romagnoli, ma non c’era mica Alberto e io dovevo tornare a casa che il maxi bon era finito da un pezzo!

Si gongolano al pensiero sicuro che l’oggi è unico e muovono, insieme partecipano, che poi quell’attimo scivola via di nuovo, ancora, in quell’acqua che affascina e innocua ci culla mentre riflette le pose, le cose, le facce, le mani, le gambe, i pensieri che risplendono in mezzo a giochi d’acqua e di sole.

- Che io a dirla tutta non so nemmeno nuotare…

Testo di Silvia Castellani

Commenti in grassetto di Maria Silvia Avanzato

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I SALOTTI CRE-ATTIVI – PUNTATA 1

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settembre 17th, 2011 Posted 08:33

http://youtu.be/eflr1vuDUA8 (Puntata 1 su Youtube)

Silvia incontra Silvia a Bologna: è caldo, è tardi, è il destino. Magari è solo merito di Facebook. No, facciamo che è il destino, che fa più figo. Si tratta di quel tipo di destino che dice “tu e tu, scontratevi qui, adesso” e poi dice “pensatela uguale, scopritevi simili”. Entrambi scrittrici dal passato più o meno glorioso e dall’avvenire più o meno dubbio, si trovano d’accordo su un punto: si scrivono fiumi di carta, ma non c’è pubblico. E se c’è, ha altro da fare. Quindi l’idea: prendiamo un leggio e ci piazziamo in giro per le città, leggiamo di noi nei salotti cre-attivi. Leggiamo di noi, agli alberi, ai muri, al vento, alle strade. Leggiamo di noi al nulla. Vedrai che ci ascolta…

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I Salotti cre-attivi di Silvia&Silvia – Puntata 0

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luglio 12th, 2011 Posted 17:33

http://youtu.be/tdcX6WlQgoI (Puntata 0 su Youtube)

Un progetto video culturale nato dall’idea di due scrittrici, Silvia Castellani e Maria Silvia Avanzato.

Silvia incontra Silvia a Bologna: è caldo, è tardi, è il destino. Magari è solo merito di Facebook. No, facciamo che è il destino, che fa più figo. Si tratta di quel tipo di destino che dice “tu e tu, scontratevi qui, adesso” e poi dice “pensatela uguale, scopritevi simili”. Entrambi scrittrici dal passato più o meno glorioso e dall’avvenire più o meno dubbio, si trovano d’accordo su un punto: si scrivono fiumi di carta, ma non c’è pubblico. E se c’è, ha altro da fare. Quindi l’idea: prendiamo un leggio e ci piazziamo in giro per le città, leggiamo di noi nei salotti cre-attivi. Leggiamo di noi, agli alberi, ai muri, al vento, alle strade. Leggiamo di noi al nulla. Vedrai che ci ascolta…

A settembre 2011 su questi e altri schermi…

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I salotti cre-attivi

SBATTI GENERATION

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gennaio 20th, 2010 Posted 11:01

A giugno del 2008, come già comunicato nella pagina « Una pagina importante » di questo blog, terminai di scrivere il mio secondo libro. Lo proposi subito ad alcuni editori che lo rifiutarono. O meglio, rifiutarono una pubblicazione completamente gratuita. Allora il libro rimase un po’ lì a pensare, finché, nel corso del 2009, mi convinse a farsi ripresentare ad alcuni altri editori. Anche questi seguirono l’esempio dei primi. Tradotto : o pubblicazione col contributo o niente. Dunque il libro, stanco di andare a zonzo a chiedere cosa si pensasse di lui, mi ha chiesto in questi giorni, come originariamente promesso se non si fosse trovato un editore disposto a credere in lui, di pubblicarlo su questo blog. E io lo accontento e mi accontento, anche perché sto scrivendo un altro libro e, a dirla tutta, due « figli » che chiedono dalla mattina alla sera questo o quello, non sono in grado di gestirli. Perciò sono qui, ora, in data 20 gennaio 2010, a presentarvi questa mia opera che, volendo essere onesti, è un’operetta, cioè un piccolo libro ironico ambientato di questi tempi duri per noi giovani. Si chiama SBATTI GENERATION e racconta di un tipo di nome Marcello che vuole fare il pensatore cre-attivo, ma nessuno, come c’è da aspettarsi, lo prende in considerazione. Poi c’è la Luana, una tipa piuttosto intrippata con le questioni d’amore. Ci prova, insomma, ma pure lei mica ha un gran successo con gli uomini… E, infine, c’è un certo Silvio Emmanuele che è un bambino di otto anni, depositario di una grande verità, quella dello SBATTI. Poi, chi c’è ancora? Bé, ci sono i magnifici quattro del circo rivierasco dove è ambientata praticamente tutta la storia, c’è un cane di nome Pertini, un nano, un muratore quasi muto, un domatore di leoni, un letto cinese e un militare depresso. C’è una piantina che non viene mai annaffiata e dunque ha assunto un’aria da salice piangente, c’è Hillman, Scrat e una ghianda. Ma soprattutto c’è il codice della mia anima, che ha voglia di esprimersi, insiste ad esprimersi e dà voce ad una fervida immaginazione da cui originano ogni giorno storie e personaggi. A questo punto vi invito a leggerlo, questo libro e, magari, se vi è piaciuto, a consigliarlo ai vostri amici per almeno tre buoni motivi :

è gratis

è corto

è divertente

è attuale

Veniamo al dunque: avevo pensato di inserire quei servizi di donazione libera. Tradotto: se vi va di donarmi un euro tanto per gratificarmi visto che scrivere è la mia passione che significa pure sofferenza, lo accetto volentieri. Poi, però, ho ritenuto preferibile, affidarmi al buon vecchio caro baratto, io do una pecora a te e tu dai un lupo a me. Forse un lupo no, diciamo quattro capponi, dai. Allora, in conclusione, la nostra modalità sarà questa: io do le mie parole a voi, voi quando ci vediamo mi pagate da bere (si va dal caffè all’aperitivo, ovviamente, perciò attenti all’orario in cui mi invitate perché i costi delle mie ordinazioni variano, in genere aumentano sul far della sera). Altrimenti, per i più romantici, scambiamoci le emozioni: donate una moneta a un artista di strada, quando lo incontrate sul vostro cammino, perché anche io sono tale perciò, donando quella moneta all’artista incontrato sulla vostra strada, è come se l’aveste donato a me.
Scegliete liberamente. Scegliete in coscienza. Io mi fido di voi.

Silvia C.

Sbatti generation

Premi qui per scaricare il libro

IL VIDEO del post QUELLO CHE VEDEVO

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gennaio 2nd, 2010 Posted 17:00

Inauguro il 2010 con una nuova trovata: il video del post intitolato:

“QUELLO CHE VEDEVO”

Quello che vedevo erano le mie orme sulla sabbia, un triste andare incerto. Le orme erano più grandi dei miei piedi o almeno così io vedevo. Poi ho avvertito le onde del mare e mi sono distratta. Mi sono girata verso la spuma e ho voluto bagnare i miei piedi. Le orme no, non potevano essere toccate, erano più in alto. Non le raggiungeva la spuma. La spuma non le raggiungerà mai le mie orme, ho pensato. Mi chiedevo se davvero quelle fossero le mie orme. Non sembrava, ma di lì ero passata solo io. Quello che vedevo. Non vedevo nessuno a piedi davanti a me finchè ho visto una barca di legno giallo e blu e un vecchio anche, con il cappello in testa, seduto sulla barca. Non era proprio un vecchio, era un uomo di mezza età. Sembrava cattivo allora ho fatto finta di niente ma lui mi ha chiamata ed era l’imbrunire. Non ci vado, ho pensato a testa bassa. Non mi fido. Vieni qua, ha detto lui con gli occhi che io ho solo immaginato. Era il mio pensiero. L’uomo mi ha ordinato di sedermi davanti a lui, ai piedi della barca e ha detto “Io sono il tuo pensiero”. Io l’ho abbracciato anche se non lo conoscevo e poi abbiamo deciso di camminare insieme, ma non uno di fianco all’altra. Abbiamo deciso che lui avrebbe camminato davanti a me per aprirmi la strada e proteggermi e io l’avrei seguito ad occhi chiusi. Quello che vedevo. Poi dopo, quando ho chiuso gli occhi e non ho più visto, ho deciso che mi sarei fidata per sempre delle orme del mio Pensiero.

E’ il momento di raccontare questa storia

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agosto 7th, 2008 Posted 17:56

Un giorno di tanti anni fa, ho scoperto che in questo mondo c’è più di una Silvia Castellani. Poi, un altro giorno, non troppo tempo fa, ho scoperto che c’è anche più di una Vera Mente. Avevo immaginato entrambe le cose. Ma immaginare è un conto. Scoprire è un altro conto. L’importante è capire che ognuno di noi ha un proprio spazio e, soprattutto, un proprio tempo. L’avevo detto che sarei tornata sull’argomento. Per quanto riguarda il tempo di Silvia Castellani, finalmente è iniziato. Il tempo di Vera Mente non è soggetto a definizioni. E’ ovvio che io stia parlando di quelle Silvia Castellani e Vera Mente di Riccione, che mi coinvolgono in prima persona. Le altre, tutte le altre, non mi riguardano.

Ora andrò sul personale, perciò i deboli di intelletto nonchè di cuore, si allontanino da qui.

Ho rimandato il racconto di questi fatti per un po’ di tempo, ma adesso sento che è arrivato il momento. Sono pronta.

Non riuscirò a raccontarli come dovrei, già lo so. Ma voglio provarci.

Dobbiamo ricorrere alla storia. Alla mia storia che inizia con un nome impegnativo, uno di quei nomi che non capisci se riuscirai a sostenere perchè dietro a quel nome si nasconde una vita troppo bella perchè tu possa accettare di viverla. Perchè le cose belissime fanno paura.
Così ricorro ad un alter ego, che decido di chiamare Vera Mente e grazie a lei trovo il modo per iniziare a viverla, quella mia vita. Il modo che trovo si chiama scrivere.

Passa un po’ di tempo. Il mio primo libro, quello che ho firmato come Vera Mente, è appena uscito nelle librerie, ma io non sono ancora io. Così parto. Vado in Africa. In un villaggio in mezzo alla giungla che ho citato nel mio libro. Lascio scritto di questo viaggio nel mio sito vetrina (www.vera-mente.it) . Lo lascio scritto. Lascio scritto che parto. Prima di prendere in mano la valigia, quella mattina di maggio del 2007, riguardo il sito di Vera Mente. Sento che durante quel viaggio in Africa, succederà qualcosa di « definitivo ».

Ma cosa è accaduto in quel mondo lontano e in quel tempo che avverto come appartenente ad un’altra vita ?

Racconterò per immagini, come fosse un film…

Una donna bianca sta scappando perchè la sua mente ha visto qualcosa che non è in grado di comprendere. Qualcosa che sfugge alle normali logiche, qualcosa di mostruoso e insieme grandioso.
Un uomo nero la insegue, le urla di fermarsi, di spiagarsi, di calmarsi fino a quando la afferra e la immobilizza perchè da sola, in qualche modo oscuro, si ammazzerebbe. La donna bianca, sprigionate tutte le energie di cui è dotato il proprio corpo, perde i sensi e cade in un sonno che sa di sogno misto ad incubo.
L’uomo nero è sempre lì, non la abbandona mai. Non la abbandona neanche quando lei sembra morta.
Intanto dall’altra parte del mondo, in Italia, un padre sta partendo per l’Africa. E’ stato chiamato d’urgenza. Non sa se rivedrà sua figlia viva.

Non so più nulla. Ora è tutto un susseguirsi di immagini bianche, vuote. Non ci sono colori, nè forme, nè suoni.

Poi il film ricomincia. Ricomincia mentre qualcuno carica la donna bianca sull’ambulanza. L’ambulanza si trova miracolosamente nella giungla, perchè poche ore prima, in un villaggio vicino a quello dove ora la donna bianca sta lottando fra la vita e la morte, un bambino di sei anni è deceduto. Accanto a lei, c’è sempre l’uomo nero di prima.

Adesso c’è un’ambulanza che viaggia veloce verso la città. Fino a quando si ferma di fronte a una casa. E’ un ospedale.
L’uomo nero spende tutti i soldi che ha in tasca. Dopo le cure d’urgenza, porta la donna in un albergo, in un letto pulito e inizia a vegliarla.

La lava, la nutre, le dà le medicine che le hanno prescritto. La mantiene viva.

Dopo un tempo non quantificabile, lei si sveglia e interroga l’uomo nero su quanto è successo. L’uomo nero le risponde soltanto : « Silvia, sei stata molto male. Una grave reazione allergica, forse. Sei viva per miracolo ».

Quando arrivò, un paio di giorni dopo, mio padre, la cui espressione non riesco a ricordare, disse solo : « vieni, ti riporto a casa ». Ricordo la sua voce. Una voce che non sapevo mio padre possedesse.

Ho pensato molte volte e molto a lungo a quei giorni. Ho pensato a quell’uomo nero che mi ha salvato la vita. Ho pensato a mio padre che è partito su due piedi, pronto per attraversare il mondo in nome dell’amore per me. Ho pensato che se mi ero salvata, un motivo doveva esserci. E il motivo doveva essere importante.

Ora sono tornata alla mia vita riccionese. Non ho più molte pretese. Non come un tempo.

Ora mi basta vivere con la consapevolezza di chi sono veramente: Silvia Castellani.

Il sito www.vera-mente.it non è stato più aggiornato. Rimarrà così, una tappa fondamentale della mia Leggenda Personale.

L’emozione non ha voce…

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agosto 3rd, 2008 Posted 15:26

Dovevo scrivere ieri. Dovevo scrivere ieri quando in me si agitavano i sentimenti. Non l’ho fatto per stanchezza, pigrizia. Stanchezza, pigrizia e qualcos’altro, che ora la definizione giusta non mi viene perchè dovevo scrivere ieri.

Ieri, l’avrei avuta.

I libri in spiaggia. Si portano.
I libri in spiaggia a Riccione si portano.
Noi ci abbiamo provato. Ci abbiamo creduto e abbiamo fatto bene.

Poche persone si sono fermate, anche solo per un minuto, ad ascoltare quell’emozione che ancora in spiaggia non ha voce. Ma si sono fermate e alcune hanno addirittura ascoltato.

Erano tre le eccezioni.
Tre donne in particolare che hanno deciso di stare con noi dall’inizio alla fine, lì, in spiaggia, di pomeriggio, ad ascoltare musica e parole.

Una di queste donne era giovane. Avrà avuto la mia età. Aveva una bambina piccola con sè, una bambina piccola che si avvicinava e si allontanava, in silenzio, senza disturbare. Senza urli, pianti, capricci. Senza niente di tutto ciò che troppo spesso si vede.
Ho pensato che quella fosse l’immagine più bella che avessi visto durante tutta la giornata, fino a quel momento.
E comunque, tale è rimasta anche dopo. Era difficile superarla in intensità.

Ieri avevo un sacco di cose da dire, perchè c’erano molti sentimenti contrastanti dentro di me. Di quei sentimenti che ti fanno sentire viva, che quando ti trovi a provarli così, tutti insieme, ti devi mettere a scriverli perchè se rimandi al giorno dopo non li ritrovi più.

A Spiaggia 61 c’eravamo Marco, Marcello e io, ieri, che ci abbiamo creduto e abbiamo fatto bene.
Ci vuole coraggio per fare cose che si ricordino.
Abbiamo portato i nostri libri e la nostra musica in spiaggia a Riccione, anche se non sono ancora maturi i tempi per quell’emozione che ancora lì non trova voce.

Evito di ringraziare a destra e a manca. Solo grazie a Marco e Marcello, due veri moschettieri.

Nella foto: Enrico il bagnino, io, Marcello Cantoni e Marco Montanari.

E… due a Villa Mussolini

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luglio 23rd, 2008 Posted 18:03

Andrea G. Pinketts è ripartito ieri da Riccione per andare al Giffoni film festival dove verrà presentato « Zoe », il film a cui ha preso parte come attore nel ruolo di principe. La regia è di Giuseppe Varlotta.
Anche quest’anno, lui ed io, siamo tornati insieme sul luogo del delitto, cioè Villa Mussolini. I ruoli però, erano invertiti. Quest’anno sono stata io ad introdurre la presentazione del suo ultimo libro « La fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna ».

In questa occasione, ho anche conosciuto meglio Fabio Avanzolini che definiremo, per brevità, direttore artistico dell’hotel Kursaal di Cattolica. E’ stato strabiliante nelle sue performances, sia sul palco con Andrea e me, sia alla discoteca Villa delle Rose.
Cosa dire? Forse solo che, come sempre, è stato un piacere avere a che fare con Andrea G. Pinketts il quale, proprio un paio di giorni fa, qui a Riccione, ha detto di sè : « Sono un anarchico situazionista ».
E guai a chi dice situazionalista!
Nella foto, scattata ieri in un ristorante di Cattolica: Andrea, Fabio e io.