“I am the dream”
A volte ci scherzo su, ma in fondo ci credo. Dico “I am the dream” riprendendo Martin Luther King e la sua celeberrima frase. Puntualmente qualcuno mi corregge ma io so quello che ho detto e non mi sono sbagliata. Volevo proprio dire così: “I am the dream”. Sono il sogno. Io sono il mio sogno. Il sogno è dentro di me e solo io potrò realizzarlo e realizzarmi. Il sogno è i miei pensieri, la mia Parola, io che sento e ci scrivo su. Senza stare tanto a ciurlare nel manico, come avrebbe detto la Ventura nei suoi tempi migliori, il sogno è scrivere, essere “autrice mediatica” nel senso, per esempio, di programmi radio e tv. Perché il mio sogno vuole essere condiviso con le altre persone, vuole rappresentarle le persone e le vuole rappresentare tutte, vuole contribuire al formarsi di una coscienza condivisa. Lo so, è un sogno ambizioso e pure rischioso ma un’idea per essere tale deve essere rischiosa, altrimenti che idea è? Non mi piace troppo spesso il come e il cosa comunicano i mass media. Mi piace pensare che io potrei diffondere messaggi diversi che meglio rappresentano la società che è fatta di individui differenti che hanno diritto ad avere Voce e non tutti ce l’hanno. Partirei con una riforma dei reality. Non l’abolizione. La riforma. E vi garantisco che il Grande Fratello, per citare il capostipite, vi piacerebbe un sacco a tutti. Vi dico che questa cosa qua, che a molti sembrerà fuori di testa, è assolutamente possibile. Iniziate, intanto, a immaginarla. Vi voglio bene. E ricordatevi “I am the dream” vale per ognuno di noi. Così è, anche se non vi pare.

