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Silvia Castellani

Tra l'essere e il fare, c'è di mezzo il pensare

Archive for agosto, 2008

Estate 2008. buona sera…

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agosto 14th, 2008 Posted 21:16

Estate 2008. La sera più bella ? Un lunedì di agosto, una di quelle serate improvvisate, che non ti aspetteresti mai possano riuscire tanto bene. Colpa di Marcello Cantoni che con amici al seguito, decide di tornare sul luogo del delitto : Riccione. E allora, quando uno come lui ti chiama alle otto, organizza per le nove e si presenta alle dieci, cosa minchia vuoi dirgli. Niente. Lo prendi così e piano piano ti affezioni che non te ne accorgi neanche. Poi chiami anche una delle tue migliori amiche e le dici : « sai chi c’è, Fra ? C’è Marcello che, anche se per caso non sai chi cazzo è, devi assolutamente venire a conoscerlo. Lui e i suoi amici templari ».

E la Fra viene perchè è un’amica e a fine serata ti dice : “Buona sera”.

E non c’era nemmeno bisogno che lo sottolineasse, perchè stare a mangiare e a bere seduti per delle ore senza venire attaccati dallo spleen è qualcosa che se c’è Marcello succede.

Adesso sei in Croazia con gli altri. Chissà quando leggi questa pagina di blog. Quando succede, non ti montare la testa.

E adesso ciao G. Buono fino al midollo. Tu sai cosa voglio dire. Anche se quell’aria da vedo, non vedo, ma sì valà che vedo, ti sta perfetta. Aspettami in galleria. Arrivo subito.

E ciao anche a te G, ultimo dei futuristi o primo dei futuristici:

Funghi. Primo piatto. Orribile. Spara, spara. Bum, bum.
Funghi. Secondo piatto. Ma no, è pesce. Lesso ? Potrebbe essere. Siamo fottuti.1,2,3,4,5 spara al cameriere. Bum. E’ ancora vivo. Maledetti funghi. Dividiamo la cena. X 2, x3, x5. Ma quanti cazzo siamo. Prendi le scarpe, subito. Lanciale contro il nemico. – 7 secondi all’attacco finale. Carica. Esplosione. Troppi frammenti di funghi schizzati ovunque. Sugo nel piatto 3 e nel 5. Adesso prendi solo il libro della tua mente e libera tutti i numeri e le formule. Non funziona. Abbiamo perso. Ma lo stesso siamo riusciti a vomitare tutta la potenza dei funghi. 3×5 :3-2…. 3. Conto perfetto.

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Che cos’ho addosso

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agosto 13th, 2008 Posted 17:21

Che cos’ho addosso.

Cos’ho. E’ una strana inquietudine. E’ voglia di andare, per fare, creare, divenire. Qualcosa che sale e poi scende, ma non si arrende. Non si spegne, nonostante io cerchi di mettere un punto. In un’isola aperta, incerta fra la terra e il mare.

Che cos’ho addosso.

E’ un pensiero straniero, una specie di volo. Di tuono, che preannuncia la pioggia. Ma non piove.

C’è sole e ogni tanto il calore mi scioglie il respiro. E muoio. Un attimo solo. Poi torno a sentire che devo partire. Ma dove.

Che cos’ho addosso. Una specie di sete ancestrale. Per le persone, quei corpi che vanno attraverso lo spazio. E poi si fermano. Il motivo non lo posso sapere. So solo che ho un brivido pieno di fascino che a volte ritorna per farsi ascoltare.

E’ notte.

Che cos’ho addosso. Sonno che sa di vaniglia.

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Poche indispensabili righe

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agosto 8th, 2008 Posted 17:47

Questo giorno merita un po’ di righe. Le merita per molti motivi. C’è stata l’inaugurazione delle olimpiadi di Pechino, per esempio, una spettacolare apertura dei giochi a cui ho assistito attraverso il filtro della tv, rimanendone, semplicemente, folgorata. Ora inizieranno tutti i commenti pro e contro, quelli che inevitabilmente accompagnano tutti i grandi eventi, ma io rimarrò del mio pensiero e cioè che lo start è stato maestoso.
E, proprio di fronte all’immagine dei fiori di pesco che simboleggiano la pace e l’amore, ho pensato che questo giorno è ancora più speciale, perchè dopo tanto tempo ho incontrato un ragazzo che mi ha commosso l’anima.
Un ragazzo che mi ha parlato di una principessa azzurra.

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E’ il momento di raccontare questa storia

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agosto 7th, 2008 Posted 17:56

Un giorno di tanti anni fa, ho scoperto che in questo mondo c’è più di una Silvia Castellani. Poi, un altro giorno, non troppo tempo fa, ho scoperto che c’è anche più di una Vera Mente. Avevo immaginato entrambe le cose. Ma immaginare è un conto. Scoprire è un altro conto. L’importante è capire che ognuno di noi ha un proprio spazio e, soprattutto, un proprio tempo. L’avevo detto che sarei tornata sull’argomento. Per quanto riguarda il tempo di Silvia Castellani, finalmente è iniziato. Il tempo di Vera Mente non è soggetto a definizioni. E’ ovvio che io stia parlando di quelle Silvia Castellani e Vera Mente di Riccione, che mi coinvolgono in prima persona. Le altre, tutte le altre, non mi riguardano.

Ora andrò sul personale, perciò i deboli di intelletto nonchè di cuore, si allontanino da qui.

Ho rimandato il racconto di questi fatti per un po’ di tempo, ma adesso sento che è arrivato il momento. Sono pronta.

Non riuscirò a raccontarli come dovrei, già lo so. Ma voglio provarci.

Dobbiamo ricorrere alla storia. Alla mia storia che inizia con un nome impegnativo, uno di quei nomi che non capisci se riuscirai a sostenere perchè dietro a quel nome si nasconde una vita troppo bella perchè tu possa accettare di viverla. Perchè le cose belissime fanno paura.
Così ricorro ad un alter ego, che decido di chiamare Vera Mente e grazie a lei trovo il modo per iniziare a viverla, quella mia vita. Il modo che trovo si chiama scrivere.

Passa un po’ di tempo. Il mio primo libro, quello che ho firmato come Vera Mente, è appena uscito nelle librerie, ma io non sono ancora io. Così parto. Vado in Africa. In un villaggio in mezzo alla giungla che ho citato nel mio libro. Lascio scritto di questo viaggio nel mio sito vetrina (www.vera-mente.it) . Lo lascio scritto. Lascio scritto che parto. Prima di prendere in mano la valigia, quella mattina di maggio del 2007, riguardo il sito di Vera Mente. Sento che durante quel viaggio in Africa, succederà qualcosa di « definitivo ».

Ma cosa è accaduto in quel mondo lontano e in quel tempo che avverto come appartenente ad un’altra vita ?

Racconterò per immagini, come fosse un film…

Una donna bianca sta scappando perchè la sua mente ha visto qualcosa che non è in grado di comprendere. Qualcosa che sfugge alle normali logiche, qualcosa di mostruoso e insieme grandioso.
Un uomo nero la insegue, le urla di fermarsi, di spiagarsi, di calmarsi fino a quando la afferra e la immobilizza perchè da sola, in qualche modo oscuro, si ammazzerebbe. La donna bianca, sprigionate tutte le energie di cui è dotato il proprio corpo, perde i sensi e cade in un sonno che sa di sogno misto ad incubo.
L’uomo nero è sempre lì, non la abbandona mai. Non la abbandona neanche quando lei sembra morta.
Intanto dall’altra parte del mondo, in Italia, un padre sta partendo per l’Africa. E’ stato chiamato d’urgenza. Non sa se rivedrà sua figlia viva.

Non so più nulla. Ora è tutto un susseguirsi di immagini bianche, vuote. Non ci sono colori, nè forme, nè suoni.

Poi il film ricomincia. Ricomincia mentre qualcuno carica la donna bianca sull’ambulanza. L’ambulanza si trova miracolosamente nella giungla, perchè poche ore prima, in un villaggio vicino a quello dove ora la donna bianca sta lottando fra la vita e la morte, un bambino di sei anni è deceduto. Accanto a lei, c’è sempre l’uomo nero di prima.

Adesso c’è un’ambulanza che viaggia veloce verso la città. Fino a quando si ferma di fronte a una casa. E’ un ospedale.
L’uomo nero spende tutti i soldi che ha in tasca. Dopo le cure d’urgenza, porta la donna in un albergo, in un letto pulito e inizia a vegliarla.

La lava, la nutre, le dà le medicine che le hanno prescritto. La mantiene viva.

Dopo un tempo non quantificabile, lei si sveglia e interroga l’uomo nero su quanto è successo. L’uomo nero le risponde soltanto : « Silvia, sei stata molto male. Una grave reazione allergica, forse. Sei viva per miracolo ».

Quando arrivò, un paio di giorni dopo, mio padre, la cui espressione non riesco a ricordare, disse solo : « vieni, ti riporto a casa ». Ricordo la sua voce. Una voce che non sapevo mio padre possedesse.

Ho pensato molte volte e molto a lungo a quei giorni. Ho pensato a quell’uomo nero che mi ha salvato la vita. Ho pensato a mio padre che è partito su due piedi, pronto per attraversare il mondo in nome dell’amore per me. Ho pensato che se mi ero salvata, un motivo doveva esserci. E il motivo doveva essere importante.

Ora sono tornata alla mia vita riccionese. Non ho più molte pretese. Non come un tempo.

Ora mi basta vivere con la consapevolezza di chi sono veramente: Silvia Castellani.

Il sito www.vera-mente.it non è stato più aggiornato. Rimarrà così, una tappa fondamentale della mia Leggenda Personale.

L’ispirazione dell’imperfezione

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agosto 5th, 2008 Posted 15:52

Dovrei dare un senso a questo blog. Dovrei ? Ma che cos’è, questo blog ? E’ forse un diario ? Non lo so. E’ uno spazio di parole, forse. Semplicemente uno spazio virtuale dove le parole si fermano per un po’. Quelle parole che tenute in testa me la farebbero scoppiare.

L’ispirazione nasce nell’imperfezione. Me l’ha detto Marcello Cantoni. E a questo, ora, sto pensando. All’imperfezione.
Marcello ha detto così, l’altra notte, in spiaggia. Noi eravamo su quella brandina a parlare di niente e di tutto e di cose fatte e anche di quelle non ancora fatte. E mentre io raccontavo qualcosa che avrei fatto meglio a tacere, Marcello si è ispirato. E’ un tipo forte, Marcello, uno da conoscere, non foss’altro per la voce. Quando uno ha una voce così, bisogna solo ascoltarlo in silenzio. Bisogna fare attenzione alle sue parole. Le storie che racconta Marcello non sono le solite storie anche se a lui piace vederla così. Ma si sbaglia. Leggendo i suoi racconti, i suoi pezzi d’anima, lo capisci al volo che non è un imbrattacarte qualunque. Marcello ha vita nelle mani. Se poi ti capita di imbatterti in « quel volo cancellato », bè, allora ti rendi conto che la speranza ancora esiste. Anche se lì ci sta scritto di addii. C’è quella speranza, lì, che appartiene solo alle anime forti, quelle che se si perdono anche, in qualche modo, poi, puoi stare certo che si ritrovano. « Quel volo cancellato » è il volo cancellato di tutti, è l’aereo che ti passa sulla testa e tu non lo vedi, anche se è lì. Anche se basterebbe che un soffio di vento ti spostasse i capelli che ti coprono gli occhi e la visuale d’insieme.

Ciao Marcello

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L’emozione non ha voce…

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agosto 3rd, 2008 Posted 15:26

Dovevo scrivere ieri. Dovevo scrivere ieri quando in me si agitavano i sentimenti. Non l’ho fatto per stanchezza, pigrizia. Stanchezza, pigrizia e qualcos’altro, che ora la definizione giusta non mi viene perché dovevo scrivere ieri.

Ieri, l’avrei avuta.

I libri in spiaggia. Si portano.
I libri in spiaggia a Riccione si portano.
Noi ci abbiamo provato. Ci abbiamo creduto e abbiamo fatto bene.

Poche persone si sono fermate, anche solo per un minuto, ad ascoltare quell’emozione che ancora in spiaggia non ha voce. Ma si sono fermate e alcune hanno addirittura ascoltato.

Erano tre le eccezioni.
Tre donne in particolare che hanno deciso di stare con noi dall’inizio alla fine, lì, in spiaggia, di pomeriggio, ad ascoltare musica e parole.

Una di queste donne era giovane. Avrà avuto la mia età. Aveva una bambina piccola con sè, una bambina piccola che si avvicinava e si allontanava, in silenzio, senza disturbare. Senza urli, pianti, capricci. Senza niente di tutto ciò che troppo spesso si vede.
Ho pensato che quella fosse l’immagine più bella che avessi visto durante tutta la giornata, fino a quel momento.
E comunque, tale è rimasta anche dopo. Era difficile superarla in intensità.

Ieri avevo un sacco di cose da dire, perché c’erano molti sentimenti contrastanti dentro di me. Di quei sentimenti che ti fanno sentire viva, che quando ti trovi a provarli così, tutti insieme, ti devi mettere a scriverli perché se rimandi al giorno dopo non li ritrovi più.

A Spiaggia 61 c’eravamo Marco, Marcello e io, ieri, che ci abbiamo creduto e abbiamo fatto bene.
Ci vuole coraggio per fare cose che si ricordino.
Abbiamo portato i nostri libri e la nostra musica in spiaggia, anche se non sono ancora maturi i tempi per quell’emozione che ancora lì non trova una voce compiuta.

Evito di ringraziare a destra e a manca. Solo grazie a Marco e Marcello, due veri moschettieri.

Nella foto: Enrico il bagnino, io, Marcello Cantoni e Marco Montanari.