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Santoro affronta il caso Morgan e io, da spettatore, mi interrogo a vari livelli
febbraio 26th, 2010 Posted 19:52

Ieri sera ho guardato Annozero. Non lo guardo sempre, non lo guardo, diciamo, per partito preso. Lo guardo se dopo i primi cinque minuti, decido che l’argomento mi interessa. E ieri sera mi interessava. Il caso Morgan, la sua dichiarazione sull’uso di cocaina come antidepressivo, la decisione della Rai di estrometterlo da Sanremo. Mi interessa. Mi interrogo. Non basta dire no alla droga senza argomentare. No alla droga. Punto. Non funziona. Bisogna cercare di comprendere il contesto in cui viviamo, le dichiarazioni fatte da chi ha e sa di avere un impatto sul pubblico. Ho seguito attentamente la trasmissione, l’ho trovata interessante. La mia personale idea, in ogni caso, da spettatore e individuo pensante è la seguente: credo che gli ospiti in studio, a partire dal filosofo bolognese Bonaga abbiano cercato di affrontare il delicato argomento al meglio. Forse non ogni frase ha funzionato al meglio, ma l’intenzione c’è stata. Quello che penso io : il personaggio pubblico ha il dovere di considerare l’impatto mediatico della sua dichiarazione, tenendo presente che l’onestà non sempre può prevalere sulla responsabilità. Se io fossi un personaggio pubblico mi chiederei : ma se io dico che ho assunto droga a scopo terapeutico, faccio bene ? Sono sicuro che sia la soluzione migliore parlare di assunzione di cocaina pur, nel mio caso, a scopo terapeutico ? Mi risponderei che farei meglio a tacere. Inoltre : tutte le droghe sono da condannare, per la miseria, (mi viene in mente perché ad Annozero è emersa anche la distizione tra droghe leggere e pesanti) non la cocaina, l’eroina, gli acidi e via con l’elenco infinito. Credo che la canna sia droga. Credo che chi fuma le canne non necessariamente arrivi ad assumere eroina o cocaina. Credo però che altrettanto difficilmente una persona salti il passaggio canna e inizi damblè a farsi di eroina. Credo sì che una persona possa iniziare a tirare cocaina senza passare per le canne. Non credo, però, che chi fuma quotidianamente canne, possa essere definito “persona che non si droga”. Ma la casistica è troppo complessa per trarre conclusioni univoche. Potremmo, inoltre, parlare, dell’alcol e degli psicofarmaci., per esempio. Ma pure delle sigarette. Potremmo definire tutti questi sostanze che provocano una dipendenza così come le così dette droghe che si reperiscono irregolarmente? Sono l’alcol, gli psicofarmaci gravi problemi del Paese? Penso proprio di sì e nessuno vuole essere ipocrita o fare falsi moralismi. Ma dovremmo entrare in temi troppo difficili. Dovremmo parlare, per esempio, della depressione, dell’ansia e via con un altro elenco. Limitiamoci, com’è opportuno oggi, alla necessità, a livello mediatico, di trattare responsabilmente certi argomenti in generale, data la consapevolezza di poter essere un modello per altri. Dunque Morgan, sapendo di poter essere tale, ha fatto una cavolata a trattare la questione droga con un giornalista. Allora mettiamo che sta domanda famigerata viene fatta : credo che il personaggio pubblico potendo prevedere un eventuale uso strumentale della sua risposta o comunque una interpretazione fuorviante anche a prescindere dalla strumentalizzazione, possa sacrificare la sincerità che non sempre è la soluzione migliore. Perché devo essere sincero a tutti i costi ? La mia sincerità potrebbe essere fraintesa ? Io posso essere sincero e dire che sì, che ho usato cocaina a scopo terapeutico, ma come posso essere certo che chi a me si può ispirare non interpreti diversamente la buona fede delle mie dichiarazioni? Con tutto che a me questa storia della “cocaina a scopo terapeutico” mi lascia proprio il tempo che trova. Comunque. Se sei personaggio pubblico, hai il dovere e sottolineo dovere, di stare dalla parte del sicuro quando ci sono in ballo argomenti pericolosi vedi droga che qualcuno, il giornalista, potrebbe riportare più o meno fedelmente o la persona che a te si ispira potrebbe male interpretare. Se io fossi stato il giornalista che gli ha fatto quella maledetta intervista, non gliel’avrei manco chiesto. Però il giornalista che l’ha chiesto ed ha ottenuto risposta è libero, a sua volta, di scegliere se tacerlo o meno. Mi interessano però piuttosto, più che dei cantanti i cui dischi non compro, i vizi e le virtù dei politici che mi rappresentano. Se tu sei pagato per rappresentarmi essendo stato eletto con il mio voto (esercizio di diritto-dovere), tu mi rendi conto. Non che mi dici, rivolto al giornalista che ti intervista, “scusi lei invece l’ha fatto il test anti-droga?” Bello, è diversa la questione. Lo sai, sì? Torniamo alla trasmissione di Santoro. Non ho capito la telefonata di Celentano. Dice che è preoccupato per le sorti di Sanremo, che il prossimo anno dovranno chiuderlo, che non potrà partecipare nessuno perché le sigarette, per esempio, fanno male. Forse l’intervento voleva essere provocatorio, per me è stato poco efficace. Ma sarò sicuramente io che non l’ho capito bene. Rimane che di Celentano continuo ad apprezzare le pause e i silenzi. Ecco, della trasmissione di ieri sera, proprio non mi è piaciuto l’intervento sul finale di una regista (???) di cui non mi ricordo il nome che ha affermato che a lei la droga le ha aperto le porte della percezione. Non mi è piaciuta per niente questa affermazione che, per chi vuole fare Arte, quella vera, è consigliabile non drogarsi se si pensa che la droga possa spingere la mente a vedere oltre, più in là e meglio. Sono cazzate queste. Cazzate. E Morgan stesso l’ha detto, qui bisogna dargli atto della validità del messaggio, che anche gli artisti che, com’è noto, fecero un tempo uso di droghe, poi quando smisero, a livello artistico migliorarono. Della serie: i tempi dei poeti maledetti, signori, sono finiti. Però se a un ragazzino che si droga per sballarsi gli vai a dire “oh, mi raccomando, non ti drogare che ti fa male”, secondo te ti dà retta? Allora, per quanto mi riguarda, la soluzione potrebbe iniziare dall’esempio di coloro che questo esempio sono tenuti a darlo: politici, personaggi pubblici, educatori, insegnanti, genitori, fratelli maggiori. Sicuramente mi sfugge qualcuno. Insomma, Santo Cielo, ci sono dei ruoli che vanno mantenuti altrimenti si crea confusione. Esempio facile facile: se mio padre mi fa fare quel cavolo che mi pare e a quindici anni torno a casa dalla discoteca alle cinque di mattina, io tenderò da solo a trovarmi qualcuno con cui combattere e quel qualcuno sarò io. Combatterò contro me stesso. E invece no. Il ragazzotto deve avere degli esterni con cui misurarsi e combattere perchè il conflitto è inevitabile. Glielo vogliamo dare questo conflitto esterno e questi modelli sani o lo lasciamo da solo a combattere contro se stesso ? Comunque io l’ho capito che per Morgan la droga fa male e che non bisogna assumerla e che ha dichiarato una cosa personale ben precisa su se stesso che ha avuto, come inevitabilmente avviene, degli effetti che non sarò certo io a condannare o ad assolvere. Io ragiono, non punto il dito, bello. Credo alla sua buonafede e leggerò pure il suo libro Marco Castoldi in pArte Morgan. Credo però che avrebbe potuto scegliere diversamente salvo equivoci. Non l’ha fatto. Ognuno è libero: Morgan, il giornalista dell’intervista, tutti noi. Chissà, col senno di poi, cosa sceglierebbe. Per quanto mi riguarda non si può dire che abbia incitato alla droga, sarebbe un esagerazione affermarlo, ma è innegabile che quando si parla di droga, si pestano merde pur con le intenzioni migliori. Non so se abbiano fatto bene ad estrometterlo da Sanremo. Forse sì, non perché doveva mentire ma perché, essendo intelligente, poteva evitare. E non dire non equivale a mentire. E’ stata punita, per quanto mi riguarda, la sua pericolosa, in quanto mediatica, onestà. E prima dell’onestà a tutti i costi, forse c’è la responsabilità. Ubi maior minor cessat. Perché il confine tra il coraggio di dire la verità e l’irresponsabilità è troppo labile. Ma vogliamo perdonargliela questa scivolata a Morgan ? Per me è sempre il solito grande musicista. Mi dispiace che abbia pagato, forse era necessario. Che poi ci siano altri che dovrebbero rendere conto e non lo fanno, è un altro discorso. E infine : io non mi drogo. Che è una cagata drogarsi. Cos’è, ti allevia il male di vivere ? Lo devi affrontare il male di vivere altrimenti diventi uno schiavo del cazzo. Già che non siamo abbastanza schiavizzati, drogati anche così ci mettono due secondi a mettertela nel culo. No, guarda, io rimango lucida così le schifezze che mi circondano le vedo ben bene e magari riesco a fare qualcosa per me e per gli altri perché abbiano fine. Guarda bello che la vita è dura, siamo sulla terra qui ed è conveniente essere lucidi che altrimenti finisci per credere a tutto quello che ti dicono. Non voglio una mente annebbiata, perché quando hai la mente annebbiata e non sei nel pieno delle tue facoltà mentali, qualcuno sarà lì pronto a venderti la sua soluzione e quella soluzione tu la subirai. E non dire che non te ne frega un cazzo, che non è vero. Se invece, amico, stai male e lo dico abbracciandoti, chiedi aiuto a uno psicoterapeuta.
Tags: Annozero, depressione, droga, il male di vivere, interrogarsi sui fatti, la vita è dura, mente lucida, Morgan, non drogarti, onestà, personaggio pubblico, responsabilità, Sanremo, Santoro, spettatore, strumentalizzazione
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Sopra quella convinzione di avere la verità
febbraio 21st, 2010 Posted 13:59
Stanotte ho fatto un sogno. Ho sognato il principe d’arabia a un passo dallo svenimento che aveva le sembianze di Will Smith e io avevo un gran daffare a consigliargli di assumere un mio amico fotografo. E’ bravissimo, fantastico, dicevo allo svenuto d’arabia, una scena orrida, soprattutto perché a rifiutare il connubio non è stato il principe a un passo dal decesso, come ti aspetteresti, ma il mio amico fotografo che mi ha risposto tu sei scema, io le foto a questo sfinito non gliele faccio. E io: ma a te ti deve fregare che è il principe d’arabia, mica altro e poi vedrai che si riprende e lui no, ha detto che per l’estate a venire, le foto preferiva farle alla spiaggia numero x di cesenatico, ai mosconi. Va bene, fai come ti pare, gli ho detto. Mi sono svegliata perché spero che un sogno così non ritorni mai più. Sarà perché ieri sera è salito sul podio canoro per eccellenza Filiberto, sarà perché Maurizio mi ha fatto riflettere in maniera profonda quando non ero predisposta, sarà perché il teatro e l’orchestra hanno dato i numeri, pur evitando di bissare accanendosi con la chitarra della Cuccarini. Sarà che ho mangiato pesante. Ora basta però con i giochini. Voglio parlare degli operai, voglio interrogarmi : è giusto, nell’ambito di una trasmissione di intrattenimento come Sanremo, creare uno spazio, seppur breve, come accaduto ieri, in cui si parla dei problemi veri? Ha sottolineato Maurizio che poi a fine serata le luci si sarebbero spente su Sanremo e invece la vita sarebbe continuata con tutti i suoi problemi. Già, la disoccupazione, la cassintegrazione e non solo per gli operai di termini imerese, l’Italia che piange. Anche se la Fornaciari, la battuta cade ad hoc, non capisce perché il mondo piange. Io lo capisco molto bene. Era agguerrito, Maurizio, voi state zitti ha detto a chi fischiava e diceva probabilmente basta, che voleva il Festivàl, con l’accento sulla a come lo chiamava Mike. Però bisogna chiederselo : è giusta una parentesi profonda in un contesto di svago? Io me lo chiedo e mi rispondo che forse non è giusto, non è opportuno, ma visto che mala tempora currunt, è inevitabile. Ma non ho la convinzione di avere la verità perciò non fischio verso il palco come fossi allo stadio e nemmeno fischio quando entra il trio Pufilu, dalle iniziali dei tre che per quanto mi riguarda potevano fare qualunque altra cosa più che ricordarci in musica che Filiberto, poveretto, è stato tenuto lontano dall’Italia amore mio, che crede nella sua cultura e religione e che non ha paura di esprimere la sua opinione. E chi te lo impedisce, Filiberto! Mi pare che da quando sei tornato, hai fatto un po’ quel che cazzo volevi, però c’è un limite, dai. Cantare lascialo fare ai cantanti. Nonostante ciò non fischio perché non ho la verità, dunque se Valerio Scanu dopo la vittoria mi rassicura che è un crescendo quella cosa dell’amore in tutti i laghi, fino all’universo l’universo (due volte come lo dice lui) e ancora oltre l’irraggiungibile, perché non dovrei credergli? Rimane fermo che sono libera di dire, di fare quello che mi pare, come dice Moro che quest’anno ha forse urlato un po’ più del solito, ma con la sua non canzone ci stava e io l’ho molto apprezzato così come pure le fuate di Enrico. Stop. Questo post sta dilungandosi ed è ora di far basta. Qualunque cosa mi abbia portato a sognare Will Smith non lo sapremo mai e nemmeno mi interessa. Mi interessa solo isolare una frase di Povia, l’unica che da sola è valsa la mia fruizione totale del Festivàl ed è : “sopra quella convinzione di avere la verità”. Una grande verità che rispetta la diversità. Avremmo tutti da imparare dal Futurismo delle Sorelle Marinetti. Perché a me la cosa che più mi fa incazzare e che mi porta, alla fine della fiera o kermesse che dir si voglia, ad avere degli incubi notturni, è l’ignoranza fischiona di chi è convinto di avere l’unica verità.


